Habemus imperium. Ma resta il nodo dell’Imu: il Pd frena per non consegnarsi al Cav

Nel giorno in cui la politica sembra aver riconquistato la credibilità, dando un calcio agli urlatori grillini – con Letta che ha sciolto la riserva e la lista dei ministri venuta finalmente alla luce dopo un carosello di indiscrezioni –  incredibilmente è rimasto un solo casus belli: il nodo dell’Imu. Che poi è la questione che più tocca le famiglie italiane, per tre quarti proprietarie degli immobili in cui abitano. È qui che torna la vecchia politica, con la sinistra intenta solo a evitare di consegnare la vittoria nelle mani di Berlusconi. Bersani le ha già tentate tutte pur di far dimenticare la posizione favorevole espressa sull’Imu per mesi e il goffo tentativo di correggere il tiro. Prima ha proposto una franchigia tra i 400 e i 500 euro, poi ha annunciato la volontà di abolire l’80% dell’imposta sulla prima casa. Ma non ce l’ha fatta, il repentino cambio di idea non è stato credibile anche perché, quando il Cav propose la restituzione, Bersani gli diede dell’«imbroglione», la Finocchiaro parlò di «truffa» e la Bindi si spinse a dire che il Cav stava giocando «con la vita delle persone». Tra l’altro il tentativo del leader del Pd di addossare la colpa dell’Imu sulle spalle di Berlusconi naufragò miseramente perché era una frottola troppo evidente: il governo di centrodestra introdusse l’Imu come imposta municipale che non colpiva la prima casa mentre fu il governo tecnico, su spinta del Pd, ad apportare la “correzione lacrime e sangue”. Dal canto suo Monti, poco prima dell’addio a Palazzo Chigi, ha inserito nel testo del Documento di programmazione economica una puntualizzazione: “L’Imu va considerata una tassa permanente e non più temporanea”. Su Casini circola ancora il video in cui definì l’Imu «necessaria». Ora tocca a tutti costoro fare un passo indietro. Resta il problema sul come farlo per non consegnarsi a Berlusconi senza nemmeno l’onore delle armi.