Grillo vittima di chi l’ha creato: la cosiddetta informazione “libera”, amica di Bersani

Lo strano destino di Grillo, diventare la vittima di chi l’ha coccolato. Al di là delle sceneggiate e delle occupazioni delle aule parlamentari, l’ex comico è rimasto intrappolato dalla “grande stampa”, quella stessa che – quando aveva l’obiettivo di detronizzare Berlusconi – l’aveva eletto a paladino dell’antipolitica, consentendogli di distribuire insulti a raffica prima ancora di scendere in campo. Comodo riportare a caratteri cubitali le sue invettive contro lo psiconano, comodi i vaffa-day: l’importante era, sotto sotto, spingere Bersani verso la vittoria elettorale senza darlo a vedere. Ora la situazione è cambiata, il no di Grillo all’intesa con il Pd ha scombussolato i piani e quindi c’è stato il contrordine. E qui è spuntato l’attacco mediatico. L’informazione di centrodestra, com’è legittimo, fa emergere tutte le lacune e le contraddizioni dei Cinquestelle, dall’infantilismo dei parlamentari grillini all’atmosfera di scampagnata quando entrano a Montecitorio, dal mutismo in aula perché non sanno cosa dire alla scelta di astenersi non sapendo che l’astensione al Senato equivale a voto contrario, dall’ammissione di non saper mettere a punto un disegno di legge al debutto legislativo che ha avuto come priorità le nozze gay, dal voler mettere tutto in rete alle riunioni segrete con il leader. L’informazione del centrosinistra, invece, è costruita sempre pro domo Pd, sia sui giornali sia in tv. Da giorni assistiamo, infatti, a una serie infinita di interviste e articoli di elettori grillini delusi. Ma perché sono delusi? Non perché i neoparlamentari non si sono dimostrati all’altezza della situazione ma perché – guarda caso – non hanno stretto l’intesa con Bersani. Nei talk show televisivi piovono servizi in cui l’intervistatore, microfono in mano, ferma il “signor x” o la “signora y” che si dispera per il mancato sì di Grillo al centrosinistra. Sui quotidiani cartacei e on line spuntano servizi di altri elettori cinquestelle che pregano l’ex comico di appoggiare “Pier Luigi”, chiamandolo per nome come se fosse un loro vecchio amico. Qualcuno dovrebbe chiedergli perché non hanno votato direttamente Bersani, ma chiaramente nessuno lo fa. Le critiche dell’informazione dell’area progressista sono studiate ad arte e si pongono l’obiettivo di una specie di tam-tam psicologico nella speranza che possa indurre il M5S o solo una parte a dare fiducia a Bersani. È un gioco sottile, un avvertimento o una ragnatela. L’unica certezza è che Grillo rischia di rimanerne vittima. Dei propri padri e dei carnefici altrui.