Grillo perde la testa e parla di colpo di Stato. Poi chiama alla mobilitazione

Al grido di “Rodotà, Rodotà”, quasi un tormentone pre-estivo alla Vamos a la playa, Grillo commenta la notizia di Napolitano come una scheggia impazzita. Voleva spuntarla, il leader del M5S, con il trucco di scegluere un personaggio che pensava potesse attirare su di sé i voti della sinistra, così poi da incassare la “vittoria” con il suo elettorato un po’ stordito e deluso dagli ultimi comportamenti dei Cinquestelle. In sostanza voleva dire: “Abbiamo deciso noi il presidente della Repubblica”.  E allora, alle corde, è andato giù pesante e su Twitter e attraverso il suo blog, ha sparato a zero su tutti. Poi è partito per la Capitale dando appuntamento ai suoi sostenitori a piazza Montecitorio: «Milioni di persone a Roma», l’annuncio, mobilitati per «riprenderci  il maltolto». «Non lasciatemi solo – ha scritto – perché qui si fa la democrazia o si muore». La paura è di rimanere isolato politicamente, ma lui la butta sul vittimismo: «Non lasciatemi solo – ha scandito –  è necessaria la mobilitazione popolare, per il M5S da solo non può cambiare il Paese». Poi ha alzato i toni: «Qui è in atto un colpo di Stato. Ci sono momenti decisivi nella storia di una nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. Pur di impedire il cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati – ha affermato Grillo – hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale. Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso… Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c’è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini». È evidente la paura che il Movimento 5 Stelle venga bloccato nella sua azione che ha portato i grillini a conquistare il 25 % dei voti. «Abbiamo già eliminato 5 partiti – ha ricordato l’ex comico –  e, come i 10 piccoli indiani, in 8 hanno terminato il loro lungo viaggio nella Seconda Repubblica nata dalle macerie degli anni di sangue ’92/’94 . Ne rimangono ancora due: Berlusconi e D’Alema, che sarà l’ultimo ad andarsene. E poi non rimane nessuno».  Un obiettivo per il M5S e il suo leader, ma non è detto che le cose vadano davvero così: dall’interno e dall’estero il ritorno sulla scena di Napolitano viene salutato positivamente.  I mercati si sentono  rassicurati e sul fronte interno sono quasi tutti concordi sul fatto che questa mossa spiana anche la strada a un governo di larghe intese.