Governo, occorre un premier da coabitazione

Renzi premier? No, grazie. E non per ricacciare indietro l’assalto di un giovanilismo rampante momentaneamente temperato dalla rielezione del quasi novantenne Napolitano al Quirinale, ma solo per consigliare al gagliardo sindaco di Firenze di non lasciarsi tentare più di tanto da regolamenti di conti generazionali, puri e romantici all’apparenza ma molto condizionati dagli organigrammi nella sostanza.
Intendiamoci, che nel Pd sia in atto un conflitto tra vecchia nomenclatura e new entry è verità non confutabile. Che però a Renzi convenga entrare a Palazzo Chigi dalla porta di servizio di una conta interna piuttosto che sull’onda di un successo elettorale è tutto da dimostrare. Fosse l’unico su piazza, capirei pure. Ma poiché l’anticamera di Napolitano pullula di personalità disposte al martirio dell’incarico, non si capisce per quale motivo uno come lui debba acconciarsi sulla poltrona di premier nello stesso modo con cui lo fece, senza alcuna fortuna, il suo più tenace e feroce nemico interno, Massimo D’Alema.
È solo apparentemente una questione di stile. In realtà è una scelta politica. Renzi è forte nei sondaggi, ha un eccellente gradimento nel suo partito ma nessuno si è espresso sul suo nome se non i fiorentini. Al momento, l’unica sua battaglia sul fronte politico, le primarie dello scorso autunno, le ha perse contro Bersani che ha sua volta è rimasto azzoppato alle vere elezioni di febbraio. Sulla base di quali risultati, quindi, verrebbe premiato tanto da essere convocato al Colle per riceverne l’investitura di presidente del Consiglio? Si potrebbe obiettare che lo stesso dovrebbe allora valere per chiunque altro dal momento che le urne non hanno indicato un chiaro vincitore. È vero, ma solo in parte. La situazione politica, per come è messa, non autorizza voli pindarici e sforzi di fantasia. Non è tempo di avventure. L’unica strada percorribile è quella del governo del presidente, un governo cioè che trova costituzionalmente operatività dalla fiducia delle Camere, ma che trae forza e legittimazione politica da Napolitano.
La situazione ci impone di inquadrare il tutto come se la cornice del quadro italiano fosse francese e di conseguenza il ruolo del premier va valutato alla luce di quella che si avvia a diventare un modello di coabitazione tra due presidenti. E non v’è dubbio che una personalità come, ad esempio, quella di Amato sia in termini funzionali molto più adeguata di quella di Renzi a fare da coprotagonista nell’attuale fase politica.
Se la direzione nazionale del Pd, riunita in queste ore, non comprende che è in atto una mutazione genetica nella governance italiana e commette il fatale errore di indicare nomi alla rinfusa senza tenere conto dell’evoluzione in atto, si assume per intero la responsabilità della sepoltura della Repubblica. Siano i cosiddetti “giovani turchi” di quel partito i primi ad impedire che il loro nuovo leader, Renzi appunto, si trasformi nello spazio di un mattino da rottamatore a rottamato. A breve ci sarà bisogno anche di lui.