Gli “impresentabili” si prendono la rivincita. Sulla sinistra, sullo spread e sui mercati

Basta dare una veloce lettura alle dichiarazioni rilasciate subito dopo le elezioni politiche e confrontarle con quanto accaduto nelle settimane successive per avere almeno una certezza: gli impresentabili – tanto per usare l’eleganza verbale di Lucia Annunziata – avevano dato la ricetta giusta per uscire dal vicolo cieco. E se Bersani avesse quantomeno riflettuto sulla linea tracciata da Berlusconi, forse avrebbe salvato baracca e burattini. Tutte le vicende che hanno portato Napolitano al Quirinale per il secondo mandato e il varo posticipato del nuovo governo, sono state infatti frutto degli errori a raffica commessi dal Pd. Inutile elencarli, sono sotto gli occhi di tutti. Restano però i flash dell’infantile trionfalismo di Bersani per quello “zero virgola” in più ottenuto alla Camera quando già era evidente che per lui era stata una sconfitta bruciante; l’inseguimento altrettanto infantile a Grillo, con tanto di sberleffi e umiliazioni; il pasticciaccio dei nomi per il Colle. Alla fine, persino lo smacchiatore fallito di giaguari ha capito che il confronto politico si fa con le persone credibili e che quindi davanti c’era una strada a senso unico, che portava al centrodestra. E questa è stata un’enorme rivincita degli impresentabili. Che però ne hanno avuta un’altra ancora più sottile: lo spread, sceso al di sotto dei 270 punti base, e  il rendimento del Btp a 10 anni, mai così basso dal 2 novembre del 2010. Segno che l’eventuale arrivo di un governo in cui il Pdl dovrebbe avere una parte importante, conforta i mercati, il contrario di quanto hanno sempre cercato di far credere gran parte degli organi di stampa. Quello stesso centrodestra che un anno e mezzo fa fu accusato di aver provocato la crisi, con Berlusconi costretto a dimettersi dopo che lo spread aveva raggiunto quota 570, oggi viene visto dagli stessi ambienti come affidabile  e in grado di recitare un ruolo importante nel rilancio di questo Paese. Tirate le somme, al di là del Pdl c’è il vuoto politico. Un po’ si è preso atto che i tecnici hanno creato più problemi di quanti ne hanno risolto, un po’ è venuto fuori che c’è un solo programma in grado di garantire lo sviluppo del Paese: quello presentato in campagna elettorale dal Cavaliere e dai suoi alleati. Il governo in procinto di vedere la luce, infatti, non ha futuro se non fa propria la lotta alle tasse inique, se non abolisce o alleggerisce l’Imu sulla prima casa e se non riduce la pressione fiscale che grava su imprese e cittadini. Una vera e propria rivincita degli “impresentabili”.