Gli impresentabili danno un’altra lezione alla sinistra: sono i soli che non hanno perso tempo

Ora tutti dicono che bisogna far presto, dal cardinale Bagnasco alle imprese, dai mercati alle cancellerie internazionali. Tutti sostengono che sarebbe un suicidio tergiversare sul governo, esitare, andare avanti con i bilancini e le trappole correntizie. Gli ultimi reduci della sinistra cercano di resistere, resistere, resistere – tanto per usare un’espressione cara a Santoro – urlando che con il centrodestra non si va a patti e tirando fuori dal cilindro pregiudiziali antifasciste, antiberlusconiane, anticapitaliste e qualsiasi altro anti utile alla causa. Sono solo strategie di piccolo cabottaggio, che non cambiano la realtà delle cose: in tutta questa vicenda post-elettorale, gli unici a non aver perso tempo sono stati gli impresentabili e questo è inconfutabile. Ancora adesso, come ha sottolineato Alfano, solo gli impresentabili non hanno posto questioni di poltrone, cadreghe o cadreghine. L’unica condizione è il recepimento degli otto punti messi uno dietro l’altro dal Pdl, dall’Imu sulla prima casa.  Proposte che servono per invertire la rotta rispetto al passato e rendere possibile l’aggancio alla ripresa internazionale dell’Italia, da cui dipende il rilancio produttivo e la creazione di posti di lavoro. Tasse zero per l’azienda che assume un giovane e Irpef meno pesante per i lavoratori, ma anche la casa in cui si abita esentata dall’imposta comunale sugli immobili, una burocrazia meno opprimente e la realizzazione delle necessarie strutture infrastrutturali. Una specie di “decreto salva-Italia”, come ha sintetizzato Berlusconi. Aggiungendo: «Se ci dicono che siamo impresentabili non possiamo non reagire con durezza». Specie con chi – a sinistra – ha dimostrato nei fatti di essere veramente impresentabile, senza bisogno che ci sia un’Annunziata o un Vendola a ricordarglielo.