Gli anarchici rivendicano l’attentato alla “Stampa” e assaltano un’auto del quotidiano ferendo l’autista

Un «noto fogliaccio, sempre in prima linea nell’avvalorare le ricostruzioni di carabinieri e polizia soprattutto quando si tratta di colpire individui attivi nella guerra allo Stato». Così la “cellula Damiano Bolano” della Fai (Federazione Anarchica Informale) definisce il quotidiano “La Stampa” nel volantino di rivendicazione, pervenuto al “Secolo XIX”, dell’attentato di pochi giorni fa alla sede dello stesso quotidiano torinese e dedicato «a tutti gli anarchici e ribelli rinchiusi in carcere in ogni parte del mondo». La lettera, in cui si citano i nomi di alcuni compagni «rinchiusi nella sezione A42 di Ferrara e a Rebibbia» e i “compagni greci”, è stata trasmessa alla Digos che, coordinata dalla Procura del capoluogo piemontese, indaga sul pacco bomba. «”La Stampa” – scrivono gli anarchici – non è che uno dei giornali di regime, perciò ogni singolo pennivendolo è un possibile obiettivo della nostra guerra contro lo Stato e la società che lo sostiene e ne legittima ogni giorno l’esistenza. Sappiamo bene – si legge ancora nella lettera di rivendicazione – che, senza l’ausilio fondamentale dei pennivendoli, la repressione sarebbe meno efficace ed è per questo che abbiamo deciso di fargli pagare una volta di più le loro responsabilità». La Fai è la stessa sigla dell’ultrasinistra che rivendicò l’attentato del 7 maggio 2012 a Genova all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. Nella lettera la Fai rivendica anche il pacco bomba recapitato alla Europol Investigazioni di Brescia; inoltre ci sono riferimenti all’attentato ad Adinolfi e l’annuncio della prosecuzione della campagna terroristica. Per l’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare due estremisti di sinistra sono stati a suo tempo arrestati: Alfredo Cospito e Nicola Gai.
«Ce l’aspettavamo – commentano gli inquirenti – La firma del documento è un’ulteriore conferma della saldatura transnazionale delle cellule operative anche in Italia. Riteniamo non sia finita qui». Non è ancora possibile dire se il pacco inviato alla “Stampa” faccia parte della “campagna” Fai iniziata nel 2009 con il pacco bomba alla Bocconi di Milano – proseguono gli inquirenti genovesi – ma il fatto che il documento di rivendicazione sia stato inviato al “Secolo XIX”, giornale di Genova, «costituisce senz’altro un continuum con l’azione degli Informali culminata con il ferimento dell’ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. Riteniamo che non sia finita qui».
Ma gli anarchici non si sono limitati alla rivendicazione dell’attentato: alcuni, durante un corteo a Torino, hanno lanciato blocchi di porfido contro un’auto del quotidiano “La Stampa”. L’autista è rimasto ferito a un braccio, mentre il redattore e il fotografo che si trovavano sull’auto sono rimasti illesi. A lanciare le pietre, secondo la denuncia del giornalista, sono stati individui incappucciati che si sono staccati dal corteo dell’ultrasinistra. La manifestazione, cui hanno partecipato una cinquantina di persone, era partita dal vicino centro sociale Asilo Occupato, nei pressi di Porta Palazzo, per protestare contro i tre arresti effettuati per i tafferugli dello scorso 28 febbraio davanti al Cie di Torino.
La Fai (Federazione Anarchica Informale) è nata nel 2003 dall’unione di quattro cellule insurrezionaliste di estrema sinistra: dal 2009 ha lanciato un’offensiva terroristica con gli attentati all’università Bocconi di Milano e al Cie (Centro di Identificazione ed Espulsione) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia). Ultimi, in ordine di tempo, i plichi esplosivi contro il direttore di Equitalia a Roma Marco Cuccagna (9 dicembre 2011), quello contro la Deutsche Bank di Francoforte (7 dicembre 2011) e l’ambasciata greca di Parigi (12 dicembre 2011). Infine, il ferimento dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi (7 maggio 2012), ha segnato il salto di qualità, indicato da tempo nei proclami e nelle rivendicazioni degli attentati e nel dibattito interno tra le diverse componenti insurrezionaliste dell’ultrasinistra.