Folla, grandine e violini per l’ultimo addio a Franco Califano, il poeta “maledetto” amato dal popolo

«Ora senza te tutto il resto è noia. Grazie maestro», recita uno striscione tenuto da un gruppetto di fan che ha atteso pazientemente per ore l’arrivo del feretro del Califfo. A dare l’ultimo saluto a Franco Califano, l’artista che ha cantato Roma e le donne, c’erano non solo romani ma anche appassionati della sua musica accorsi da tutta Italia e che non si sono lasciati scoraggiare dalla pioggia battente e dalla grandine martellante. La Chiesa degli Artisti in piazza del Popolo già di prima mattina era stracolma. E per gestire le centinaia di persone che tentavano di partecipare alle esequie del cantautore romano scomparso all’età di 74 anni sono state messe anche le transenne: l’ingresso è stato molto lento, solo cinque persone alla volta. Quando il feretro del Califfo è arrivato i fan l’hanno accolto con un lungo applauso e hanno urlato il suo nome. Sulla bara era posata una maglia dell’Inter con su scritto Franco Califano. Poi dieci minuti prima dell’inizio della cerimonia si sono chiuse le porte della chiesa e in molti sono rimasti fuori.  Tra i presenti alla funzione, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e poi, Renato Zero, Amedeo Minghi, Lando Fiorini, Dario Salvatori, Maurizio Mattioli, Federico Zampaglione, Simona Grandi, Edoardo Vianello, Carlo  Giovannelli, Monica Leofreddi, Renata Polverini, Sveva Belviso e la figlia di Califano, Silvia. «Califano lascia un grande vuoto per la romanità», ha detto Zero, seduto in seconda fila. E da parte sua c’è stato anche un pensiero ad un altro della musica italiana di cui si faranno oggi i funerali, Enzo Jannacci: «Franco ed Enzo sono due grandi artisti che hanno rappresentato delle grandi ricchezze che ci mancheranno molto. Ci hanno rappresentati anche nelle paure e nei disagi». In chiesa durante la cerimonia delle esequie il suo quartetto d’archi, che lo aveva accompagnato anche al Teatro Sistina, ha intonato il Cantico delle Creature e il suono ha riempito il sagrato. «All’inizio era un poeta maledetto – ha ricordato Gianni Alemanno in margine alla cerimonia – ci sono state tante polemiche per i suoi comportamenti spesso fuori le righe. Però questo suo anticonformismo è diventato un segnale di autenticità che riguarda un po’ tutti i romani che si sentono un po’ Califano, perché dietro questa voglia di trasgredire c’è tanta umanità senza retorica». E il 21 aprile, per il Natale di Roma ci sarà un concerto-tributo in suo ricordo: «Mi raccomando Califfo non mancare», ha detto Edoardo Vianello. Intanto i sette concerti che Califano aveva in programma per aprile non sono stati annullati dai teatri, ma diventeranno dei tributi in sua memoria.