Fischia il vento: per i vendoliani il potere agli operai lo dà… una nuova legge sul conflitto di interessi

Fischia il vento e infuria la bufera, soprattutto per i post-comunisti ancora in lotta per conquistare la rossa primavera. Ma i conti non tornano e neppure le previsioni meteo: c’è stata un’evoluzione della lotta operaia, o almeno di quel che i parlamentari vendoliani considerano come prime esigenze del proletariato. Pensioni e stipendi vengono dopo, a prevalere è di nuovo la ragion di partito, un po’ come negli anni Settanta.  E la ragion di partito vuole che – per questioni tattiche – adesso si parli innanzitutto del conflitto di interesse, anche se non interessa più a nessuno. Poco importa se le famiglie abbiano l’acqua alla gola e che tante persone si siano ritrovate disoccupate nel giro di ventiquattr’ore, senza neppure un paracadute. C’è da abbattere il nemico del proletariato, che – incredibile dictu – è sempre e comunque lui, Silvio Berlusconi, il demonio. Perché il fine ultimo è entrare nella stanza dei bottoni dalla quale i vendoliani sono stati messi fuori. Non a caso il capogruppo di Sel alla Camera, Gennaro Migliore, ha confermato in aula che il partito sarà all’opposizione «perché non ci fidiamo del Pdl» e che il primo provvedimento dei deputati del gruppo non sarà sul lavoro e nemmeno sulle pensioni ma sul conflitto d’interesse. E scimmiottando i grillini, il Sel ricomincia con il grido “Rodotà, Rodotà”, diventato all’improvviso l’uomo per tutte le stagioni e l’incarnazione del nuovo. La presidenza della Convenzione per le Riforme potrebbe andare al Cavaliere? Ecco la controproposta: «Affidiamola a Rodotà, non vogliamo che a capo ci sia un politico». Come se Rodotà non fosse un politico e non avesse alle spalle quasi vent’anni di Parlamento. Tattica ma soprattutto fumo negli occhi. Se fischia il vento e infuria la bufera, i compagni dovrebbero domandarsi perché gli operai non li votano più. E darsi una risposta.