Finocchiaro a Renzi: sei un miserabile. E torna a soffiare il vento della scissione

“Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile”. Lo dice la senatrice pd Anna Finocchiaro dopo che Matteo Renzi l’aveva bocciata come candidata al Quirinale per via della foto che la ritraeva all’Ikea, aiutata dagli uomini della scorta che portavano il carrello. Una strizzatina d’occhio del sindaco di Firenze alle ragioni del partito anticasta che non è stato gradito né dal Pd né dalla diretta interessata che così ha replicato: “Non mi sono mai candidata a nulla. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli. Ho sempre servito le istituzioni in cui ho lavorato con dignità e onore, e con tutto l’impegno di cui ero capace, e non metterei mai in difficoltà né il mio Paese, né il mio partito. Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti. E trovo inaccettabile e ignobile che venga da un esponente del mio stesso partito. Sono dell’opinione che chi si comporta in questo modo potrà anche vincere le elezioni, ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato”.

Dire che lo sfilacciamento è arrivato al punto di tensione massima sarebbe superficiale. Da tempo renziani e bersaniani se le stanno dando di santa ragione e ora sono proprio i due competitor a lasciarsi andare a un botta e risposta che probabilmente preluderà a quella scissione paventata giorni fa da Dario Franceschini e che aleggia nell’aria da tempo. C’è da chiedersi perché i partiti-contenitore non riescano a gestire il dissenso interno e perché la leadership non riesca ad essere “condivisa”. Anche nel Pdl il rumoreggiare dei finiani diede vita alla fine alla formazione di un altro partito. Nel Pd si va forse nella stessa direzione con un leader, Renzi, che sembra proprio voler confermare la sua immagine “discola” e discontinua rispetto alla sinistra attraverso una serie di “strappi” con l’apparato. La reazione scomposta di Anna Finocchiaro dimostra che i margini per ricucire sono assai labili. E del resto lo aveva dimostrato lo stesso Bersani con l’attacco frontale dalla manifestazione del Corviale a Roma. Qui siamo oltre la dialettica interna, qui siamo dinanzi a due modelli politici antitetici. Da una parte il vecchio partito apparato, con le sue retoriche sul radicamento, la povertà, il sindacato, i funzionari fedeli, il giornale che dà la “linea”. Dall’altro lato il modello che punta a compiacere l’opinione pubblica, post-ideologico, che ha fatto propria la lezione berlusconiana e non guarda con intollerenza al grillismo. Ma questo, più che essere un modello, è un programma fondato sulla demolizione di tutto ciò che è vecchio, sia anagraficamente, sia ideologicamente. I due mondi sono ormai incompatibili. Il primo appare al secondo anchilosato e immobile. Il secondo appare al primo “miserabile”. Cosa più li tiene insieme?