Effetto Boston sulle riforme di Obama: salta quella sull’immigrazione?

Sulla stampa americana oramai il dibattito è accesissimo. E sono in tanti a sostenere che la nazionalità cecena dei due presunti attentatori di Boston rischia di affossare la riforma dell’immigrazione fortemente voluta dalla Casa Bianca, insieme a quella sul controllo delle armi da fuoco. Una nuova legge complessiva sull’immigrazione sembrava ormai davvero a un passo dal traguardo, grazie al compromesso raggiunto in Congresso tra i democratici e l’ala più moderata del partito repubblicano, finalmente disposta a dialogare dopo mesi e mesi di muro contro muro. Ma la prima vittima politica dell’attentato di Boston sembra essere proprio quello spirito bipartisan che Obama era riuscito faticosamente a ricreare in questo inizio di secondo mandato presidenziale. Basti vedere quello che è successo con la riforma delle armi, bocciata nonostante fossero state stralciate molte delle misure più contrastate, come il divieto di vendita delle armi d’assalto. E la destra del partito repubblicano, i Tea Party – scrivono molti osservatori – sono pronti a rialzare la testa anche sull’immigrazione, denunciando quelle che considerano le “maglie troppo larghe” di un sistema di controllo che, a loro modo di vedere, la linea di Obama indebolirebbe ulteriormente. Altro che riforma epocale per regolarizzare 11 milioni di ispanici e facilitare l’ingresso e la possibilità di lavorare in America a tutte le nazionalità. Facendo leva su un elettorato impaurito dalle bombe di Boston, qualcuno all’interno dell’ala più conservatrice del partito repubblicano si appresta a frenare, medita di giocare la carta dell’ostruzionismo. Pur sapendo che fra quattro anni, quando si rivoterà per la Casa Bianca, la partita sarà più che mai decisa proprio dal voto degli immigrati, in primis i latinos. La richiesta – espressa già da qualche senatore del Grand Old Party – è innanzitutto quella di più sicurezza. Che, tradotto, significa un severo giro di vite sugli ingressi. Si fa leva sul sentimento di molta gente scioccata e anche arrabbiata per il fatto che i due fratelli ceceni vivevano e studiavano in America da dieci anni. Il più giovane era addirittura diventato cittadino Usa nel 2012 ed era andato a scuola grazie a una borsa di studio. Sono le stesse domande senza risposta che anche Obama continua a farsi: come è possibile? Ma per la Casa Bianca la risposta a queste difficili domande non può essere un ulteriore irrigidimento. Il “New York Times”, in un articolo dal titolo “Beslan incontra Columbine”, si chiede: «Le radici di ciò che è successo vanno ricercate in Cecenia o in America?». Intanto milioni di immigrati non nascondo la preoccupazione per un sogno che si stava avverando e che potrebbe improvvisamente svanire.