È ancora fumata nera. 418 schede bianche. Crescono i voti per Chiamparino. Bersani cerca un altro nome

Anche la seconda votazione per eleggere il presidente della Repubblica si è risolta con un nulla di fatto. Un risultato largamente annunciato fin dall’inizio, visto che Pd, Pdl e Scelta civica avevano stabilito di votare scheda bianca. E bianche sono state infatti 418 schede. Stefano Rodotà ha avuto 230 voti. Sergio Chiamparino, votato dai parlamentari renziani questa mattina, ha visto incrementare i suoi consensi: ha avuto 90 preferenze contro le 41 del primo scrutinio, grazie ai voti dell’ala montezemoliana di Scelta civica. Ma l’ex sindaco di Torino, che alle primarie aveva scelto Renzi contro Bersani, non prende sul serio l’opzione: mi sento come Sofia Loren, dice. Insomma un candidato di “disturbo”. Da segnalare, nella seconda votazione, che 15 voti sono andati a Mussolini. La nipotissima Alessandra? Non è detto, visto che sulla scheda c’era scritto solo il cognome “Mussolini”. Voti che vengono sicuramente dal centrodestra dove Fratelli d’Italia ha scelto di votare Sergio De Caprio, il capitano Ultimo famoso per aver catturato Totò Riina. Franco Marini ha avuto 15 voti, Massimo D’Alema 38, Romano Prodi 13, Rosy Bindi 6. A un certo punto la presidente Boldrini legge anche il nome di Rocco Siffredi. Gli applausi arrivano però quando arriva la scheda votata Trapattoni.

Ma al di là delle goliardie in aula, la drammatica giornata vissuta dal Pd si abbatte su Pierluigi Bersani e sul suo partito dove tutti vanno ormai in ordine sparso al punto che il segretario tenta di correre ai ripari  cambiando cavallo in corsa. Bersani archivia dunque Marini, annunciando che in serata, dopo la riunione dei gruppi, arriverà la proposta di un nuovo nome. E si prevede anche un faccia a faccia con Renzi, che da Firenze si è messo in viaggio con destinazione Roma non appena è terminato il primo scrutinio. Franco Marini però non demorde: ha detto al segretario del Pd che non ha intenzione di ritirarsi e confida nell’appoggio del Pdl, che mantiene al momento la parola data anche per verificare se c’è davvero all’orizzonte la possibilità di far decollare le larghe intese.

Tra i democratici però la tensione è altissima: i militanti occupano le sedi e chiedono ai dirigenti di votare per Rodotà. Il partito è fuori controllo anche se il segretario nega e assicura ai cronisti: “Una soluzione si troverà”. Ma anche la sua portavoce, Alessandra Moretti, confessa su twitter di non avere votato Marini ma scheda bianca alla prima votazione. Un segnale di quanto siano basse ormai le quotazioni dell’attuale segretario. Ora si ricomincia: il Pd potrebbe indicare o Prodi o D’Alema. Ma i grillini incalzano: perché non Rodotà?