Da dove ha origine il termine “franchi tiratori”: dalla guerra franco-prussiana del 1870

Sono la bestia nera di qualsiasi maggioranza studiata a tavolino dai leader di partito. Da quando c’è la Repubblica hanno sempre influenzato le elezioni del presidente. Se nella Chiesa le bocciature eccellenti in Conclave possono essere addebitate all’intervento dello Spirito Santo, nel Parlamento italiano spesso e volentieri esse sono frutto dell’azione di gruppi e correnti che si nascondono nelle file della maggioranza e che nel momento decisivo, protetti dallo schermo del voto segreto, fanno mancare i loro voti. Sono i franchi tiratori. Il termine ha un’origine militare: i “franc tireurs” erano piccoli gruppi di combattenti francesi che colpivano con azioni di disturbo l’esercito prussiano nella guerra del 1870. Dalla guerra di posizione alla battaglia parlamentare il passo è breve. I parlamentari che non seguono le indicazioni del partito e che nel segreto dell’urna tradiscono le indicazioni ricevute hanno ereditato il nome di quei militari. Come dire, cecchini. È stata soprattutto la Dc dei grandi cavalli di razza a vedere propri illustri candidati impallinati in aula dai propri compagni di partito. Cesare Merzagora dovette rinunciare alla corsa delle elezioni quirinalizie del 1955 perché nel segreto dell’urna i suoi compagni di partito lo impallinarono a più riprese. Tra le vittime eccellenti, Amintore Fanfani, il professore aretino sei volte presidente del Consiglio, cinque volte presidente del Senato, due volte segretario della Dc, undici volte ministro. Nel 1971 cadde vittima dei suoi. Sulla carta aveva una maggioranza a prova di bomba con la quale sperava di scalare il colle più alto della politica. Ma non ce la fece: si fermò a quota 384 voti, nove in meno di quelli che gli servivano.
Il gioco dei veti e delle correnti ha sempre condizionato le elezioni presidenziali ma un altro caso eclatante fu la corsa al Quirinale del 1992 che si trascinò per 16 scrutini e fu “risolta” solo con l’arrivo della notizia della strage di Capaci. Per i primi quattro scrutini la Dc votò un candidato di bandiera (De Giuseppe), poi al quinto e al sesto scrutinio lanciò la candidatura di Forlani che mancò l’elezione rispettivamente di 39 e 20 voti, a causa dei franchi tiratori democristiani. I colpevoli furono subito individuati negli andreottiani che si vendicarono del veto posto sul nome del loro leader. Bruciato Forlani, si passò al socialista Giuliano Vassalli. Ma anche lui fu impallinato al 14/esimo scrutinio da ben 157 franchi tiratori che non accettarono le intese raggiunte dai segretari dei loro partiti. “Agnosco stylum Romanae Curiae”, riconosco il pugnale della Curia romana, commentò il socialista Silvano Labriola sospettando un intervento del Vaticano sui deputati dc. Il record è da allora insuperato.