Claudia Cardinale compie 75 anni: talento e successo di una star, musa di Visconti e di Fellini

Bellezza mediterranea. Voce ruvida. Temperamento esplosivo e, soprattutto, quel fascino selvaggio che dalla vita al set ha contribuito ad accreditare di lei l’idea di una personalità ribelle e indomita: caratteristiche della persona e doti dell’attrice Claudia Cardinale, che proprio oggi compie 75 anni. E in un giorno di festa e di bilanci come questo, è difficile più che mai nel suo caso scindere maschera e volto, aspetti privati e immagine pubblica, di una donna praticamente in simbiosi con quel modello femminile libero, insofferente alle convenzioni, emancipato e indipendente, che ha plasmato i suoi coriacei ritratti di fimmine siciliane e di cow girl hollywoodiane, al di qua e al di là dell’oceano sempre e comunque simbolo di una sensualità dirompente, pronta ad esplodere all’improvviso, e che trasuda in ogni sguardo corrucciato, in un suo sorriso accennato. Il resto lo ha fatto, nel corso di una carriera lunga costellata di acclamazioni critiche internazionali e di riscontri popolari, un genuino talento istrionico.

Mitica sorella di Tiberio Murgia messa in clausura ne I soliti ignoti, capolavoro del ’58 firmato Mario Monicelli, con cui si apre il suo periodo italiano. Poi imposta da tutte le copertine, come “fidanzata d’Italia”, si smarca da ruoli e titoli e viene diretta da Claudio Gora in Tre straniere a Roma e La prima notte – Le notti veneziane (1959) di Alberto Cavalcanti, con Vittorio De Sica. Fino al salto compiuto grazie a Pietro Germi con Un maledetto imbroglio, che le regala la prima interpretazione drammatica e la possibilità di esprimere a tutto tondo luci ed ombre del suo carattere. Un po’ come ne La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, ritrovandosi alle prese con il personaggio di una donna che nasconde un figlio, ha la possibilità di interpretare provocatoriamente, ma perfettamente, la ragazza-madre Aida. Una realtà che conosce bene, che evoca nella finzione cinematografica la parte più dolorosa della sua vita: un figlio nascosto, frutto di una breve, tempestosa relazione con un uomo francese più grande di lei, che le permette un’identificazione totale con quel ruolo. La scelta, osteggiata da tutti, fuorché dal regista, si rivela poi essere quella perfetta: la Cardinale è in stato di grazia, tanto da meritarsi un David di Donatello Speciale. Il primo di una infinita serie di premi, targhe e onorificenze, andate a sugellare il successo di un’attrice che è stata musa di Visconti – per cui è l’indimenticabile Angelica del Gattopardo – e di Fellini, che la sceglie per il capolavoro 8 e mezzo. Ragazza di Bube per Comencini; star hollywoodiana accanto a Peter Sellers e David Niven ne La pantera rosa, titolo del 64 che segna l’esordio di una carriera americana gestita dall’attrice nata a Tunisi da genitori siciliani con sapiente equilibrio.

Un equilibrio che la porta ad optare per la libertà di scelta, svincolata da un rigido contratto con una major: e così, nel 1968 è la star femminile di C’era una volta il west di Sergio Leone, e la protagonista de Il giorno della civetta di Damiano Damiani, passando con disinvoltura da un genere all’altro, fino all’incontro del ’75 con il compagno di una vita e di una lunga serie di avventure professionali, Pasquale Squitieri. Che la dirigerà ne I guappi fino ad Atto di dolore, passando per la struggente interpretazione di Claretta: la conferma di un talento innato maturato negli anni, di cui ritroveremo gli ultimi esiti in due film di prossima uscita: Effie, per la regia di Richard Laxton,  interpretato al fianco di Riccardo Scamarcio, e La montagna silenziosa, diretto da Ernst Gossner.