Ci voleva Elio per mandare in frantumi le liturgie retoriche del Concertone

Tutto quello che abbiamo sempre pensato e che molti non hanno mai avuto il coraggio di dire.  Ci volevano Elio e le Storie Tese per prendersi gioco di un rituale canonico della retorica del politically correct come il concertone di piazza San Giovanni del Primo Maggio. Grazie, per averci liberato dal “complesso dei complessi”, ossia dire per forza ogni bene di questa kermesse musicale, dire di esserci andati o quanto meno di essere stati incollati davanti a Rai Tre per la diretta.Il brano  dal titolo “Complesso del Primo Maggio” non le manda a dire e sta impazzando web: ma ci voleva Elio per dire quello che tutti pensano da anni? Già la copertina del disco è tutto un programma:un cavaturaccioli che si sovrappone a una banana, come la falce si sovrappone al martello nel tradizionale simbolo comunista. Del resto, il concertone è uno degli ultimi riti collettivi a cui il mondo di sinistra si lega, dunque un rito inattaccabile per definizione. Quindi, avanti tutta con la dissacrazione. Il brano è un assemblaggio degli stili tipici della scaletta di San Giovanni, un excursus ironico che mette alla berlina la scena musicale alternativa e di sinistra. A partire dai cantautori dall’atteggiamento un po’ sfigato, i cosiddetti indie, che si esibiscono sotto il sole «con la chitarra acustica scordata calante che la gente che balla a torso nudo neanche la sente». Non lasciano scampo a Bregovic e alla musica balcanica, molto “in” nei circoli alternativi, che «ci hanno rotto i coglioni». Tranchant, ma vero. Strali agli “immancabili” del concertone: «Tipo Linea 77», con i due cantanti, e con le sue folate sonore furibonde. I Linea 77, presi in giro a più riprese nel brano, la prendono bene e  su Twitter e su Facebook scrivono: «Beh, se volevate farci stramazzare al suolo in preda a un attacco di risate incontrollabili ci siete riusciti!», scrivono nella loro pagina il Cantante 1 e il Cantante 2. È spassosa l’analisi che segue: «Arriva il complesso/e valorizza il territorio…», con riferimento ai gruppi di matrice regionale che si fanno belli con contaminazioni fra tradizione e contemporaneità: «Senza motivo ha un percussionista ghanese/che è stato ricollocato in un complesso pugliese». Non si scampa dall’esempio del cantante comasco Van De Sfroos («El padrun el fa la fritada/ gliene dà minga al casaintegrada..»). Cantando il guaglione del centro sociale «con il poliziotto che lo vuole acchiappare», e «mentre all’improvviso parte una canzone tipo Van de Sfroos », Elio arriva alla “ragione sociale” del Concertone: «Prima di cantare una canzone “balcanosa” ricordati di fare una cosa: lanciare un’invettiva ai danni del capitalismo (…) perché è ora di dire basta con il lavoro che sfrutta tutti, devono capire che hanno rotto le balle i padroni». Fatti a pezzi decenni di retorica e liturgie. Finalmente.