Boston si ferma a pregare per le vittime dell’attentato. E torna l’incubo delle lettere “al veleno”

Boston e gli Usa si sono fermati in preghiera per le vittime dell’attentato. Pregano in tanti nella Arlington Church che si affaccia su Boylston Street. Sono tantissimi a Dorchester, il sobborgo del piccolo Martin Richard ucciso dagli ordigni assissini. Alle otto in punto la funzione interreligiosa nella chiesa che si affaccia sul luogo della tragedia. Pino piano la chiesa si è riempita, di anziani, padri e madri di famiglia, bambini che hanno partecipato alla maratona. Sull’altare si sono alternati sacerdoti di diverse religioni. C’è un grande dolore, il dolore di una comunità sfregiata senza sapere neanche perché. Ci sono stati canti e preghiere e alla fine della cerimonia, tutti fuori con le candele accese per ricordare e soprattutto per darsi forza. Boston non vuole sentirsi come Kabul. Nelle stesse ore i giornali americani hanno diffuso il nome della terza vittima: si chiama Zhou Danling ed è una giovane studentessa che si stava specializzando alla Boston University, mentre circa la metà dei feriti dell’attentato sono stati dimessi dagli ospedali. Lo riporta la Cnn. Sarebbero tornati a casa 89 feriti su 183. Sul fronte delle indagini è emerso che le bombe erano rudimentali e potevano essere realizzate con una spesa di cento dollari in grandi magazzini come Walmart o Kmart, è il parere degli investigatori raccolto dal Washington Post. Gli ingredienti del “cocktail” esplosivo erano così comuni che per l’inchiesta il compito di ricostruirne la matrice e risalire al colpevole è tutta in salita, scrive il giornale: una semplice pentola a pressione del tipo che si trova nei negozi che vendono a prezzo di sconto, imbottita di esplosivo e armata con un semplice detonatore; dentro, una manciata di cuscinetti a sfera, schegge e chiodi, per assicurare il massimo del danno. Il tipo di ordigno è stato riconosciuto dagli investigatori come quello propagandato da al Qaida, ma la sua semplicità e gli ingredienti “da supermercato” rendono difficile determinare se il suo realizzatore sia stato un terrorista internazionale, un estremista interno o un semplice cittadino con risentimento verso le autorità. «Ci vorrà molto tempo», ha detto un agente federale al quotidiano della capitale. E in questo clima, mentre un’America sotto shock cerca ancora la verità sull’attentato di Boston, a Washington è tornato l’incubo delle lettere contenenti sostanze velenose. Come dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, quando missive all’antrace furono recapitate a parlamentari, giornalisti e altre persone, provocando cinque morti e diciassette feriti. Una lettera contenente ricina, una sostanza naturale altamente tossica e letale per l’uomo, è stata indirizzata al senatore repubblicano Roger Wicker, 61 anni, ed è stata scoperta prima che venisse recapitata nell’ufficio del parlamentare a Capitol Hill. Questo grazie ai controlli della Us Postal Service sulla corrispondenza di senatori e deputati, controlli rafforzati proprio dopo l’emergenza post 11 settembre e che costano circa cento milioni di dollari l’anno.