Bossi ce l’ha con Bobo e medita di fondare una nuova Lega. Depositati simbolo e nome dal notaio

La scissione leghista è pronta: Umberto Bossi ha già depositato dal notaio il nome e il simbolo del nuovo soggetto politico. Chi pensava che il Senatùr fosse stato liquidato, ha fatto un grave errore di valutazione. Il vecchio capo si era messo da parte, ma ora è tornato più agguerrito che mai. Un anno fa tra le scuse e le lacrime, travolto dallo scandalo Belsito per l’uso allegro dei fondi del partito, Bossi aveva fatto un passo indietro cedendo poteri e funzioni a Roberto Maroni. Ma all’indomani del voto in Lombardia, che aveva sancito la vittoria di Bobo alla guida della Regione, aveva cominciato a scalpitare chiedendo al suo ex pupillo di lasciare la segreteria del partito come d’altronde Maroni stesso aveva più volte annunciato (ipotesi che ad oggi è lontana dall’essere realizzata).

La tensione tra i due è fortissima e Bossi non ne fa più da tempo un mistero, infatti quando il 15 marzo si era presentato in Parlamento aveva sbottato: «Maroni da mesi dice mi dimetto, poi, all’ultimo momento si è accorto di avere il culo molto più largo, per potere stare su molte poltrone». Ora Bossi non vuole più aspettare e passa all’attacco. E se all’epoca del suo passo indietro aveva citato Salomone che non aveva voluto tagliare in due un bambino conteso da due mamme (il riferimento chiaro va alla Lega), ora la pensa  diversamente e come ha annunciato il Fatto la scissione è ormai nell’aria. Tant’è che l’ex senatore Giuseppe Leoni è già andato dal notaio per l’atto fondativo della nuova Lega. «Aspettiamo Pontida – ha detto Leoni – poi si vedrà ma certo a forza di epurare, è ovvio che si arriverà a creare un contenitore politico». E poi ha aggiunto: «Del resto, bisogna vedere se la strategia del segretario è azzerare il partito, politica si fa tirando dentro mica cacciando tutti». Il quotidiano diretto da Antonio Padellaro fa anche i nomi dei bossiani pronti a seguire il capo in caso di scissione. I più attivi nella protesta sono gli ex: Marco Reguzzoni, Monica Rizzi, Flavio Tremolada, Max Parisi e anche l’ex direttore della Padania Stefania Piazza. Non solo, anche l’unico forum dei giovani padani ha iniziato a criticare Maroni. Ora non resta che attendere l’appuntamento di domenica a Pontida dove il popolo padano, che non si riunisce dal 19 giugno 2011, dirà come la pensa. E se quasi due anni fa tutti chiedevano “Maroni presidente del Consiglio” ora il clima pare cambiato e il coro potrebbe non essere univoco.