Bersani snobba Napolitano e dice: larghe intese possibili se le facciamo a modo mio

Le larghe intese proposte dal capo dello Stato sulla scia del compromesso storico del ’76? Non se ne parla neppure. Pier Luigi Bersani sbatte la porta in faccia a Giorgio Napolitano. «Nel 1976 – ha detto il segretario del Pd – c’era uno che governava, ed altri che lo consentivano. Era una forma di governo di minoranza. Io mi sono rivolto al M5S e al Pdl e ho detto “consentite il governo”: loro hanno detto “no”, non io». Intervenendo ad Agorà su Raitre Bersani ha poi smentito che ci sia una sorta di ostruzionismo da parte sua a creare un governo responsabile: «Togliamo di mezzo questa bersanite acuta, io non impedisco niente, mi metto al servizio, se servo sono qui, se non servo vedremo». E ha sottolineato che anche la sua proposta prevede un governo di minoranza, come avvenne nel 1976: «Si faccia un governo di cambiamento; si istituisca una convenzione per le riforme affidata a chi non governa; si scelga assieme un presidente della Repubblica che abbia una larga base parlamentare».

Bersani ha spiegato che, come nel ’76, anche nella proposta da lui ribadita c’è una forma di “riconoscimento reciproco” tra i vari poli in campo: «La mia è una forma di governo di minoranza. La forma di responsabilità comune io la svolgo in un certo modo, perché un governo in cui ci sono io e Gasparri non è ciò di cui l’Italia ha bisogno». L’unico punto su cui si è detto disponibile a discutere è sul programma: «C’è l’urgenza di far partire la legislatura con elementi di terapia d’urto» sul campo sociale e su quello della moralizzazione della vita pubblica. Il segretario democratico ha anche confermato che presto incontrerà Silvio Berlusconi (“giovedì o venerdì”) oggetto della discussione «il metodo per eleggere il nuovo capo dello Stato». Alla domanda se è ancora il candidato per il Pd in caso di elezioni anticipate a giugno, ha preso tempo: «Devo ancora pensarci». Una risposta che la dice lunga sul clima che si respira all’interno del Pd. Infatti le colombe democratiche continuano a spingere per allargare le maglie e aprire il dialogo col Pdl. Non è un caso che giovedì prossimo, a Firenze, potrebbero incontrarsi Matteo Renzi e Massimo D’Alema, che durante le primarie se le sono date di santa ragione. E quello stesso giorno potrebbe avvenire anche l’incontro tra Bersani e Berlusconi, per parlare del metodo di elezione del nuovo capo dello Stato.  “Io – dice Bersani – ho in mente una rosa di nomi, ma sono pragmatico e ho la testa aperta a soluzioni con criteri diversi anche nel metodo. Quello che escludo – ha aggiunto – è un presidente che non incroci il consenso del centrosinistra. Noi abbiamo 490 grandi elettori”.