Bersani? Fa sapere che non ha rinunciato. E confida su Prodi al Quirinale

Un leader “congelato”, con un pre-incarico interrotto e in pieno psicodramma umano e politico: così i più dipingono Bersani,  nervoso  e un po’ giallino dopo quello che è stato definito «l’8 settembre del Pd». In realtà, secondo indiscrezioni, questa sarebbe solo una tattica per giocare di rimessa e  giocarsi una ripartenza dritto verso la porta del Quirinale. Secondo un retroscena proposto dal Corriere della Sera adesso Bersani  approfittando di questa sorta di limbo determinata dall’operazione saggi, starebbe lavorando per puntare  decisamente alla battaglia per il nuovo Quirinale. Quella che potrebbe essere la sua ultima battaglia politica si fonderebbe sulla  “carta Prodi”, un modo per evitare di mettersi intorno a un tavolo per un governo di larghe intese col Pdl. Non è un mistero che su Prodi il no del Cavaliere sia perentorio, perciò lo schema prescelto sarebbe proprio questo: «Se l’elezione del presidente avvenisse senza l’aiuto del Pdl ma con l’apporto dei grillinie, magari, di qualche montiano,sarebbe veramente difficile mettere intorno a un tavolo il Pd e il Pdl», si legge nell’articolo. Per questo l’idea che sta accarezzando Bersani, tutt’altro che all’angolo, sarebbe «un Capo dello Stato di rottura nei confronti di Berlusconi che scriverebbe la parola fine sul tormentone delle “grandi intese”». Avanti prodi, allora, e avanti tutta con l’accaparramento di tutte le cariche istituzionali, in barba al rispetto degli equilibri espressi dal voto degli elettori. Se Bersani riuscirà nell’impresa non è dato sapere, certo è che sul Colle si affilano e lame: «Anche perché Berlusconi ha subodorato che c’è qualcosa che non torna. E si è insospettito non poco anche dell mosse di Giorgio Napolitano che a suo avviso servono “a prendere tempo e rendere impraticabile la strada delle elezioni in estate” e rischiano di “metterci fuori dai giochi del Quirinale”». I due leader si studiano: Bersani andrebbe dicendo i suoi di usare «prudenza» su tutta l’operazione, mentre il Cav ripeterebbe ai suoi di «stare attenti» perché«come aiu tempi di Montiè in atto un’operazione contro di noi, questa volta per eleggere il Capo dello Stato senza che i nostri voti siano determinanti». Un trappola? Chissà. Nel frattempo si moltiplicano i fuochi incrociati all’interno dei due partiti e «come Bersani guarda con sospetto Enrico Letta, D’Alema e Renzi, perché pensa che stiano lavorando di sponda con il Quirinale per dare vita a un governo che non sia presieduto dal segretario, così lui teme – ricostruisce il Corriere- che dentro il Pdl riparta il tentativo di parricidio. Se c’è qualcuno nel centrodestra che pensa di appofittarne per mettermi da parte, sta facendo male i suoi calcoli, perché io rovescio il tavolo”», farebbe intendere Berlusconi. Ancora. Bersani sembrerebbe prendere poco sul serio l’opera “facilitatrice” dei dieci saggi. «La linea resta quella del governo di cambiamento: non si possono fare larghe intese solo perché i saggi dicono che c’è l’accordo su due, tre punti», sarebbe il suo mantra. Tirando le somme, le fasi di limbo istituzionale erviranno ad affilare le tattiche, ma gli interessi del Paese dove sono?