Bersani-Berlusconi, intesa solo sul presidente condiviso. Svanisce l’incubo di Prodi o Boccassini al Colle

Berlusconi e Bersani, un’ora a colloquio per discutere di larghe intese e Quirinale mentre in aula i grillini bivaccavano con proteste e letture di brani della Costituzione. In un clima surreale, da amanti clandestini alla ricerca di un momento di intimità, i due hanno discusso, in compagnia di Enrico Letta e Angelino Alfano, perfino con qualche inconfessabile sorriso. Ma l’unico ad essere imbarazzato era Bersani, ostaggio dei suoi stessi veti sul dialogo con il centrodestra. Alla fine, oltre le note ufficiali, è emersa la sensazione che la strada verso un governissimo non si sia affatto aperta, con Bersani che resta arroccato dietro la propria trincea suicida dello stand alone: sul fronte del Quirinale, invece, qualche passo in avanti è stato fatto, almeno nella consapevolezza del Pd che un nome vada scelto concordandolo con il centrodestra e non imponendolo con la forza delle maggioranza risicate al terzo scrutinio. «È stato un buon incontro però siamo all’inizio», ha spiegato Enrico Letta, al termine del vertice svoltosi alla Camera. «Non abbiamo parlato di nomi. Prima servono i criteri», ha aggiunto il vicesegretario del Pd, secondo cui si è parlato esclusivamente di presidenza della Repubblica e non di larghe intese, governissimi o governi di minoranza. Ora l’obiettivo comune, in attesa che Bersani si riprenda il partito o decida di farsi da parte, sembra essere quello di scavallare l’ostacolo del neopresidente, per poi ragionare su un esecutivo o sulle urne a giugno. Il Colle, dunque: si parte da lì. «L’obiettivo è arrivare ad una elezione con un largo consenso. Penso ci saranno altri incontro con il Pdl. Bisogna che si parta da una larga condivisione. Monti è d’accordo e oggi mi sembra che il Pdl si muova su questa strada. È necessario tentarle tutte  per arrivare a un presidente eletto con un largo consenso», ha concluso Letta. Un primo passo, quello dei Democratici, dopo settimane passate a minacciare voti a maggioranza o assi con i grillini su nomi fantasiosi di paladini dell’anti-berlusconismo, dalla Boccassini a Zagrebelsky, fino a Prodi. «L’incontro – ha spiegato invece il segretario del Pdl Angelino Alfano in una nota diffusa al termine dell’incontro tra Berlusconi e il segretario Pd – è stato l’occasione per confermare quel che abbiamo sempre detto: il presidente della Repubblica deve rappresentare l’unità nazionale e dunque non può essere, e neanche può apparire, ostile a una parte significativa del popolo italiano. Quella che verrà scelta per il Colle deve trattarsi di una personalità di indiscusso prestigio e di riconosciuta competenza istituzionale. Durante l’incontro non sono stati fatti nomi di possibili candidati». Ed ancora, la nota si chiude con la conferma che “il presidente Berlusconi ha ribadito la propria disponibilità a fare ciò che è utile all’Italia a difesa del consenso ricevuto e della fiducia che milioni di italiani anche questa volta gli hanno accordato”. L’offerta di sostegno a un governo politico bipartisan resta, ma per ora il tema è stato derubricato per discutere di presidenza della Repubblica. Un piccolo passo avanti, dopo “soli” 45 giorni di palude bersaniane. Ma è già qualcosa.

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