Auguri a Doris Day, la “fidanzatina” d’America compie 89 anni. E li festeggia…

È stata per decenni la fidanzatina d’America: bionda, sorridente, vulcanica ma al tempo stesso rassicurante. Difficile perciò oggi immaginarla spegnere le 89 candeline, anche se chi conosce la passione per la vita della celebre attrice americana si dice certo che stia già organizzando i preparativi per il novantesimo compleanno che festeggerà nel 2014. Figlia di un musicista e di un’appassionata di arte, profughi tedeschi del primo dopoguerra, l’indimenticabile protagonista di Tè per due e Amore sotto coperta – tanto per citare due titoli dei suoi fortunatissimi esordi – al secolo Doris Mary Anne Kappelhoff, ha saputo declinare al meglio i diktat imposti dalle major creando per sé – a dispetto di una infanzia travagliata, funestata dalla morte del fratello maggiore, complicata dalla separazione dei genitori, e condizionata da un drammatico incidente d’auto che le avrebbe precluso il sogno nutrito con passione della danza classica – un personaggio dolce ma risoluto, capace negli anni vamp delle Marilyn e delle Jane Russell, di conquistare con la simpatia, più che grazie alla prorompenza fisica, e di sedurre con un tailleur color pastello stile Chanel indosso. Funzionale al racconto del sogno americano popolato di bionde platino mosse da semplici aspirazioni matrimoniali, recintato in villette monofamiliari, con giardini fioriti e cani da compagnia davanti al caminetto, lontanissimo dai risvolti da incubo che anni dopo la filmografia sul Vietnam avrebbe rivelato. Quella raccontata da Doris Day, ad oggi ancora repubblicana di ferro, che ha dichiarato apertamente di aver votato George Bush nelle elezioni del 2000, è dunque l’America tradizionale formato famiglia. Quella cantata nei primi mesi del ’45 con il suo primo hit famoso, Sentimental journey – brano apripista di una lunga serie di affermazioni radiofoniche e discografiche, che avrebbero anticipato i successi cinematografici – divenuto subito un simbolo per le truppe americane, un inno alla smobilitazione e al desiderio di fare ritorno a casa dopo la seconda guerra mondiale. E ancora, quella raccontata da Doris Day è l’America fresca e vulnerabile delle commedie musicali targate Warner bros: quella de La ninna di Broadway (1951) e di Aprile a Parigi (1952), entrambi diretti da David Butler. Ma anche l’America dei primi anni Sessanta, che si apprestava a dire addio al musical e al riadattamento cinematografico dei successi di Broadway, e che cominciava ad interrogarsi su stessa, a partire dalla realtà “dorata” delle mura domestiche. L’America, insomma, sulla linea di confine tra ingenuità e presa di coscienza critica, che attraverso le avventure rosa delle eroine romantiche portate sullo schermo da Doris Day – impegnate a difendere la propria innocenza e onorabilità dagli aggressivi corteggiamenti dei partner, e a contrastare la virilità dominante di mariti e colleghi – è intenzionata a portare davanti la macchina da presa, anche se nella rassicurante cornice della commedia sentimentale, la battaglia dei sessi, o meglio, i primi passi di un processo di emancipazione femminile che avrebbe ridisegnato contorni e stereotipi proprio a partire dalle protagoniste del suo racconto cinematografico. Sono, per l’attrice, gli anni dell’impegno con Alfred Hitchcock, che la vuole per L’uomo che sapeva troppo; della partnership con Rock Hudson, che ha prodotto successi come Il letto racconta, Amore ritorna! e Non mandarmi fiori, titoli che avrebbero preparato il terreno a quello che è uno dei film di maggiore successo interpretato da Doris Day, Il visone sulla pelle, una delle pellicole che maggiormente diedero corpo e fiato al mito della vergine quarantenne. Di lì a breve, nel 1968, l’attrice, appena quarantaseienne, si ritirò dalle scene cinematografiche per passare alla tv, dove per molti anni avrebbe condotto il Doris Day show, prima del ritiro definitivo nel suo ranch di Carmel, in California, dove oggi – come molte sue ex colleghe di set – è totalmente dedita alla famiglia, e alla causa animalista.