Applausi per Teodoro Buontempo alla camera ardente. E in tanti lasciano un ricordo

Fin dall’apertura della camera ardente, nella sala della Protomoteca in Campidoglio, numerosi amici, conoscenti, camerati, politici, avversari, semplici cittadini si sono messi in fila per rendere omaggio a Teodoro Buontempo, il presidente de La Destra scomparso martedì notte. I funerali verranno celebrati domani alle ore 11 nella chiesa di San Marco a piazza Venezia. L’arrivo del feretro, accolto dal sindaco Gianni Alemanno, è stato salutato da un lungo applauso.

La moglie Marina e i tre figli hanno salutato tutti con grande dignità e compostezza. Tra coloro che con lui hanno militato è forte la voglia di parlare di Teodoro. «Quando fondammo La Destra – racconta Francesco Storace – ci trovammo in tre in un ristorante di via Marmorata a Roma: Teodoro, Guglielmo Rositani ed io, e fu in quella occasione che decidemmo le cariche: io segretario e lui, Teodoro, presidente. Stabilimmo pure con Rositani che, se le cose fossero andate bene, saremmo andati a pranzo da lui a Rieti e, se invece fossero andate male, saremmo andati… ugualmente a pranzo da lui a Rieti». Romolo Sabatini: «Un ricordo di Teodoro? Quando nel ’93 Fini contese a Rutelli la carica di sindaco a Roma si pose il problema della presentazione delle liste e la loro collocazione sulla scheda elettorale. Allora il Pci aveva sempre il primo posto. Ebbene io, quale capo della segreteria politica, Tony Augello quale responsabile dell’organizzazione e Teodoro in veste di federale allestimmo fin dall’agosto (le elezioni si svolsero in dicembre) un banchetto giorno e notte dinanzi alla sede di via dei Cerchi per poter essere i primi a depositare lista e simbolo. In tutte quelle ore, insieme anche a Giulio Maceratini, trascorrevamo il tempo giocando a tresette: Teodoro ed io contro Fini e Tatarella, che vincevano sempre. Ci riuscimmo». Francesca Mambro: «Era molto paterno. Si preoccupava soprattutto che gli altri non passassero guai». Bruno Laganà: «Ideò il giornale “L’Alternativa”, dando fiducia a Sergio Caputo per la grafica scatolare della rivista». Antonio Alibrandi: «Nel febbraio del ’94 eravamo entrambi consiglieri comunali ed io protestai vivacemente per lo stanziamento di un miliardo di vecchie lire ai gruppi politici capitolini. Teodoro fu l’unico ad appoggiarmi». Adriano Tilgher: «Di lui riconosco la grande disponibilità. Circa un anno e mezza fa aiutò una vecchietta sfrattata di casa al Tiburtino sostando a lungo davanti a quell’alloggio fino a quando non fu trovata una soluzione». Luca Malcotti: «Nella campagna elettorale per Fini sindaco il personaggio più popolare della destra era lui, Teodoro, non Fini, che lo divenne poi al ballottaggio. Ebbene, una volta, proprio in virtù di questa sua popolarità, Teodoro fu fermato per strada da una coppia che gli chiese: “Onorevole Buontempo, ci può sposare lei?».