Alfano: «Bersani è un disco rotto, dice le stesse cose da 36 giorni»

«Bersani è un disco rotto: dice le stesse cose da 36 giorni». Non lascia adito a dubbi Angelino Alfano che, appena apprese le dichiarazioni fatte in conferenza stampa dal segretario del Pd, prende carta e penna e dirama una nota in cui parla di rammarico per quella che sembra un’occasione sprecata da parte del Pd che continua a pronunciare parole «fuori dalla realtà dei numeri del Parlamento». Uno stato di cose che non promette nulla di buono e che, nel caso in cui dovesse continuare, porterebbe al protrarsi di uno «stallo» oltre cui c’è solo «la strada delle urne, a giugno prossimo». È evidente, secondo il segretario del Pdl, che il Pd pensa «più alla fazione che alla Nazione», cioè più ai fatti propri che a quelli del Paese. Paese che arranca sotto la crisi in atto, è in recessione e oggi conta più disoccupati di un anno e mezzo fa, mentre le aziende chiudono, i consumi sono ridotti all’osso e le tasse intaccano duramente il reddito delle famiglie. Secondo Alfano non si può perdere altro tempo. Intanto con l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, che viene a scadenza il 15 aprile, il centrosinistra dia un segnale di responsabilità, ma sappia che «se vuole  occupare tutte le istituzioni  non c’è alcuno spazio per il dialogo». Quindi una riflessione sul governo. «Nel nostro ordinamento costituzionale – scrive Alfano – il Parlamento ha il dovere di esprimere una maggioranza e un governo. Se non lo fa, la parola deve tornare agli elettori. Non ci sono altre vie».  Anche perché, sottolinea il segretario del Pdl, dopo aver ascoltato Bersani con doverosa attenzione e anche con viva  speranza debbo dire di non aver sentito «una parola nuova, un cenno di buon senso, una ragionevole disponibilità a farsi carico delle esigenze del Paese, a partire dal rilancio dell’economia e dall’ormai indifferibile alleggerimento fiscale per le famiglie e le imprese». I 36 giorni che sono intercorsi dalle elezioni ad oggi, sottolinea Alfano, sono stati usati dalla sinistra per occupare le Presidenze delle Camere e ora sperano di fare altrettanto con il Quirinale, per impedire ogni dialogo nella direzione della governabilità e per proporre inutili commissioni per riforme che il Pd ha sempre osteggiato. «Per parte nostra – sottolinea il segretario del Pdl che ancora una volta lancia un messaggio di apertura al confronto –  ribadisco una disponibilità a collaborare nell’interesse dell’Italia». Bersani, insomma, la smetta di alzare cortine fumogene e dica chiaramente quello che lui e il suo partito intendono fare, ma sappia che non c’è più spazio per i funambolismi: se non si fa un governo politico c’è una sola alternativa possibile e sono le elezioni anticipate. È l’elezione del presidente della Repubblica? A quella scadenza bisognerà comunque fare fronte, ma è evidente che nessuno può pensare di imporre al Quirinale un inquilino ostile al centrodestra.