Marini nelle mani dei franchi tiratori. Tanti voti Pd a Rodotà, “giovane” 80enne collezionista di poltrone…

Il clima è surreale. Bersani assediato dalla base del Pd, i parlamentari a lui vicini che fanno argine sulla scelta del nome di Marini, quelli di Vendola che non lo voteranno e andranno su Rodotà, i fedelissimi di Renzi che minacciano brutti scherzi al segretario nel segreto dell’urna e già pensano al voto di giugno. Il tutto mentre su Internet e sui giornali di sinistra si susseguono appelli a convergere sul nome di Stefano Rodotà, il candidato grillino tanto amato dall’ala radical chic. I grandi elettori hanno votato, è iniziato lo scrutinio ma è mistero sul numero di consensi certi per Franco Marini, al centro di una faida nel Pd e soggetto alle vendette dei franchi tiratori. Oggi non si decide solo il nome del nuovo inquilino del Colle ma anche il futuro politico di Pierluigi Bersani, che in caso di affondamento della candidatura condivisa con il centrodestra, quella di Franco Marini, potrebbe decidere di dimettersi anche in giornata. Ma oggi si decide anche il futuro del Pd, sul punto di spaccarsi in due o più tronconi. Il nome di Marini, oggetto di pesatissime contestazione dell’ala grillina e da quella renziana, resta comunque l’unico sul quale ieri il Pd si sia espresso a maggioranza durante l’assembea dei grandi elettori, con  222 favorevoli, 90 contrari e 30 astenuti. Se i 90 contrari del Pd decidessero di confermare nell’urna il loro “no” a Marini, magari convergendo su Rodotà, le possibilità del “lupo marsicano” nelle prime tre votazioni si assottiglierebbero, anche considerando il voto dei bersaniani, del centrodestra e dei montiani non si arriverebbe ai 672 necessari per la maggioranza qualificata, anche perché la Lega sembra intenzionata a votare un candidato di bandiera. Idem per la seconda e la terza votazione, per le quali è prevista la maggioranza dei due terzi. E alla quarta, con la necessità di trovare una maggioranza assoluta, i giochi si riaprirebbero su altri nomi, a quel punto più o meno condivisi. Di sicuro il Pdl, con la mossa Marini e la convergenza su un nome offerto dal Pd ma scelto dal centrodestra, ha messo spalle al muro il centrosinistra, svelandone ambiguità interne e incertezze politiche. E almeno per il momento ha evitato che l’ala dei pasdaran, che al Colle vorrebbero un antiberlusconiano militante, avesse la meglio sulla necessità del dialogo nell’interesse del Paese. Resta il rebus dei numeri, dei nomi, della conta interna al Pd: in quanto convergeranno su Rodotà? E poi, c’è da chiedersi: sarebbe lui il nuovo che avanza? Ottant’anni, in Parlamento fin dal 1979 con una collezione di poltrone da far invidia a Divani & Divani…