Affondato Prodi, cento voti in meno di quelli della sua coalizione. Rodotà a quota 212

Prodi non ce la fa. E il flop del professore si materializza tra l’esultanza dei parlamentari del Pdl e i festeggiamenti dei militanti accorsi in piazza Montecitorio per gridare il loro no alla scelta divisiva del Pd. La votazione era cominciata con la ricerca da parte del Pd di una decina di voti per raggiungere il quorum di 504. Infatti la coalizione di centrosinistra poteva contare sulla carta su 498 voti. Ma Prodi ha ottenuto molto meno delle aspettative, cioè 395 voti. Applausi dal Pdl anche per due schede votate “Massimo Prodi” e “Vittorio Prodi”, la prima che alludeva chiaramente a D’Alema, la seconda al fratello dell’ex premier dell’Ulivo. E in aula già Ignazio La Russa aveva avvertito: se è sotto di venti è un conto, se è sotto di cento è tutta un’altra cosa. Si cambia di nuovo cavallo, molto probabilmente. I grillini hanno tenuto fede all’annuncio di votare compatti Stefano Rodotà, che ha avuto 212 voti. Anna Maria Cancellieri, candidata da Scelta civica, ha avuto 78 voti, 9 in più di quelli dei centristi. Poi ci sono state 15 schede per D’Alema e 14 schede bianche. Adesso che accadrà? Un fatto è certo: il Pd, con questa ennesima fumata nera su un nome proposto da Bersani, dovrebbe perdere il diritto di indicare un candidato. Come ha sottolineato Gasparri, Bersani non può pretendere di cercare un nome condiviso se non riesce nemmeno a controllare quello della sua portavoce, che ha votato scheda bianca invece di votare Franco Marini. Sel infatti si chiama fuori da ogni responsabilità: noi abbiamo votato Prodi compattamente. È nel Pd, quindi, che i franchi tiratori sono troppi per garantire la parola di Bersani.