Una domanda ai grillini: siete voi l’alba radiosa? Dimostratelo. E non parlateci solo di caramelle

Beppe Grillo ha paura di governare ma poiché non vuole che si sappia in giro, fa girare in rete la sua faccia feroce contro la casta. La sua salita al Colle è stato un pregevole esempio di prudenza più stagnante travestita da puntata d’azzardo. D’altra parte, non è uno sprovveduto e tutto gli può passare per la mente tranne che farsi mettere alla prova. È furbo, anzi furbissimo, e sa bene che concentrandosi sulla guerra ai privilegi prende due piccioni con una fava: si tiene alto nei sondaggi (ché non si sa mai) e tiene i suoi avvinghiati alla cintola. Questo spiega perché ha rivendicato ai Cinquestelle la guida dell’esecutivo nonostante consapevole dell’impraticabilità della richiesta. Una pretesa di mera facciata ad uso gonzi, che si può riassumere così: non solo è falso che non voglio sporcarmi le mani con il governo ma ne ho chiesto addirittura l’esclusiva e sono stati loro ad aver avuto paura di accettare. In realtà, come annunciato dai suoi, Grillo punta ad altro: Copasir, Vigilanza Rai e soprattutto i questori di Camera e Senato perché – ha spiegato – «è giunta l’ora di rendicontare le caramelle» che, tradotto, vuol dire svelare all’esterno gli sprechi del Palazzo. Posizione legittima, ci mancherebbe, solo un po’ riduttiva se riferita ai fieri proclami della vigila elettorale tutta giocata sulla brutale contrapposizione tra il mondo dei morti e la resurrezione della politica made in Casaleggio. La predicazione è stata fin troppo efficace ed abbondante la raccolta di consensi. Spenderli ora, però, esclusivamente sulla casella della “rendicontazione delle caramelle” è, questo sì, uno sperpero di democrazia. Il popolo li ha votati, il Pd li vuole nel governo e i Cinquestelle rispondono con un laconico “no, grazie” come un solecheride qualsiasi di fronte all’energia nucleare. Troppo facile. Cari grillini, verrebbe da dire, siete voi soli in piedi tra le rovine fumanti di una politica predona, ladrona e sprecona? Siete voi soli l’alba radiosa di una nuova stagione? Siete voi soli l’avanguardia irresistibile di una nuova classe dirigente che colmerà il divario tra Paese reale e Paese legale? Bene, accomodatevi e provatelo, dimostratelo. Entrate nel governo, fatevi assegnare i dicasteri ritenuti più atti a far rifulgere i contenuti del vostro programma, riempiteci la faccia di schiaffi morali e fateci vedere come raddrizzate le cose. Questo è il vostro vero mandato politico, altro che la “rendicontazione delle caramelle». A meno che non vogliate far credere che lo spread, la mortalità delle imprese, la devastazione del piccolo commercio, la lesina del credito da parte delle banche, la pressione fiscale oltre il 45 per cento e via elencando sono problemi che si risolvono togliendo la tessera omaggio per lo stadio ai parlamentari o facendo entrare la telecamera nel salone di barbiere della Camera o nella buvette del Senato. Se è così, state freschi voi e stanno ancor più freschi i cittadini che vi hanno votato i quali, certo, imprecano – eccome! – contro le diseguaglianze, i privilegi e gli sprechi ma diventano bestie feroci se lo stesso si mettono a fare quelli che hanno eletto, i politici, per il semplice fatto che dai politici si attendono qualcosa in più della semplice denuncia di quel che non va. E oggi, piaccia o no, tra i politici ci siete anche voi. D’altra parte, di “caramelle” gli italiani non ne vogliono più. Esattamente come quella canzone immortalata dalla voce suprema di Mina, considerata, per altro, una simpatizzante cinquestelle. Il titolo? “Parole parole parole”. Significativamente.