Bersani parla di “preclusioni inaccettabili” ma non si rassegna a farsi da parte. Napolitano riparte da zero

«Esito non risolutivo delle consultazioni», è la dichiarazione del segretario generale del Quirinale Donato Marra al termine del vertice tra Bersani e Napolitano. «Il presidente della Repubblica si è riservato di prendere senza indugio iniziative che gli consentano di accertare personalmente gli sviluppi possibili», ha concluso Marra. A quel punto sembra chiusa l’esperienza di Bersani come possibile incaricato di fare un nuovo governo, ma in realtà poco dopo le comunicazioni, si apre un “giallo”. Il Pd precisa: “Bersani non ha rinunciato all’incarico”. In effetti quella parola, rinuncia, non l’ha detta nè lui nè il segretario del Colle, Marra. L’ipotesi più probabile è che il presidente della Repubblica si sia preso del tempo ulteriore, per “proseguire personalmente le consultazioni”, per poi magari riaffidare l’incarico a Bersani, che nel frattempo aveva detto di aver riscontrato “difficoltà derivate da preclusioni inaccettabili”. «Ho riferito dell’esito del lavoro di questi giorni – ha detto Bersani – che non hanno portato a un esito risolutivo. Ho spiegato le ragioni e illustrato gli elementi di comprensione anche positivi attorno ad alcuni punti ma ho descritto anche le difficoltà derivate da delle preclusioni o condizioni che non ho ritenuto accettabili». Ma la domanda è: Bersani è uscito davvero di scena? Intanto il Pdl attacca: «È senza senso che Bersani, uscendo dal Quirinale, abbia evocato “condizioni o ‘preclusioni” poste da altri. Si assuma lui – e per intero – le responsabilità del suo fallimento, e chieda scusa al Paese, a cui l’ostinazione del Pd ha fatto perdere un mese», dice Daniele Capezzone, Coordinatore dei dipartimenti del Pdl. «L’immagine di Bersani che esce dal colloquio con il Capo dello Stato e non risponde alle domande è emblematica di un Pd che ha messo l’interesse di partito davanti all’interesse del Paese, e che ora si sottrae alle spiegazioni che avrebbe il dovere di dare agli italiani».