Tra i nuovi beati di Papa Francesco c’è Rolando Rivi, seminarista di 14 anni trucidato dai partigiani

Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare i decreti riguardanti 63 nuovi beati e 7 nuovi venerabili servi di Dio. Tra di essi figurano martiri della guerra civile spagnola, dei regimi comunisti dell’Europa Orientale e del nazismo. Tra i nomi dei nuovi beati c’è anche quello del giovane seminarista barbaramente ucciso nel ’45 dai partigiani comunisti, Rolando Rivi, nato a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia. Il decreto che lo riguarda ne riconosce il martirio. Gli altri decreti che riguardano italiani sono quello sulle virtu’ eroiche del servo di Dio Olinto Marella, sacerdote diocesano, nato a Pellestrina, nella laguna veneta, il 14 giugno 1882 e morto a San Lazzaro di Savena il 6 settembre 1969, e le virtù eroiche del servo di Dio Generoso del santissimo crocifisso, al secolo Angelo Fontanarosa, sacerdote passionista, nato a Vetralla, in provincia di Viterbo, il 6 novembre 1881 e morto il 9 gennaio 1966.

La storia di Rolando Rivi, che in modo esemplare testimonia la barbarie della guerra civile e le “prodezze” tutt’altro che eroiche delle bande partigiane, è così raccontata da Enrico Morabito su Radici cristiane: «Rolando era solito difendere coraggiosamente la Chiesa, il clero, Dio dinanzi alle ingiurie dei partigiani comunisti. Il 10 aprile del ‘44 Rolando si reca a studiare nel boschetto a pochi passi da casa sua dopo aver partecipato alla Messa (non avrebbe mai immaginato che quella Comunione ricevuta in quel giorno sarebbe stato il suo viatico). Tornati a casa i genitori dopo una faticosa giornata di lavoro non trovano il loro figliolo ma solo un biglietto con la scritta: “Non cercatelo. Vieni un attimo con noi partigiani”. Il padre e Don Alberto si misero subito alla ricerca affannosa molto preoccupati per lui. Rolando restò 3 giorni con i partigiani. Lo spogliarono dell’abito talare che dava loro molto fastidio, lo insultarono, lo picchiarono, lo frustarono con una cinghia. Uno di loro si impietosì ma i suoi compagni gli risposero: “Taci o farai anche tu la stessa fine. Ammazzandolo avremo domani un prete in meno”. Lo portarono di sera tutto sanguinante nel bosco di Piane del Monchio (Modena). Rolando continuava ad essere percosso mentre pregava per i suoi familiari e amici e anche per i suoi uccisori. Un colpo di rivoltella al cuore ed alla testa e Rolando non c’è più. La sua talare venne usata come pallone da calciare e poi appesa sotto il porticato di una casa vicina come trofeo di guerra».

Il fascicolo per la beatificazione di Rolando Rivi viene istruito sotto il papato di Ratzinger, nel 2006. Dopo un’attenta analisi degli atti del processo diocesano, delle testimonianze, dei documenti e di un’ampia relazione sul contesto storico del periodo, i teologi hanno confermato che il seminarista innocente, a soli 14 anni, fu ucciso in odio a quella fede cristiana che proclamava con coraggio vestendo sempre l’abito talare. Due anni fa Pdl e Lega hanno chiesto di intitolare al seminarista martire una via a Reggio Emilia: proposta respinta dal consiglio comunale.