Stalin destinato a scomparire nell’oblìo: solo mille persone al 60° della sua morte

Triste destino per un dittatore quello di essere lentamente dimenticato. Anche se non sono mancate in Russia le manifestazioni per ricordare il sanguinario capo sovietico Giuseppe Stalin nel 60° anniversario della sua morte, sono sempre meno le persone che accorrono alle nostalgiche cerimonie commemorative. Il partito comunista russo di Ghennadi Ziuganov ha portato nella piazza Rossa circa mille persone che, tra bandiere rosse e ritratti del “Padre di tutti i popoli”, hanno ricordato Stalin e lasciato fiori sulla sua tomba appena fuori dalle mura del Cremlino. «Il nostro partito – ha detto Ziuganov puntando più sul ricordo della vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale che sui milioni di russi trucidati – ha riunito un gran numero di persone e di patrioti. Sono tutti qui in Piazza Rossa oggi. Sono venuti a inchinarsi davanti alla luminosa memoria di Stalin, grande icona dell’era sovietica, e alle nostre grandi vittorie ottenute sotto il comando di Stalin da comandanti valorosi come Gheorghi Zhukov, Konstantin Rokossovski e Ivan Konev». Stalin era il soprannome (acciaio) di Iosif Vissarionovič Džugašvili, georgiano di umili origini che dominò l’Unione Sovietica dal 1924 al 1953, anno della sua morte. Dopo aver consolidato il suo potere attraverso le “purghe” (stragi indiscriminate), negli anni Trenta iniziò una sistematica quanto spietata repressione dei suoi – veri o immaginati – nemici politici o sociali, mandandoli nei famigerati Gulag o deportando intere popolazioni in terre inospitali, quelle minoranze etniche che sarebbero state perseguitate a lungo. Milioni di persone furono massacrate o morirono di stenti. Dopo la sua morte in Urss esplose un vero e proprio culto della personalità, esauritosi poi a cominciare dagli anni Ottanta, quando iniziarono a emergere le prove storiche delle sue responsabilità in autentici crimini contro l’umanità, come l’aver fatto morire di fame un quarto della popolazione ucraina confiscando il grano ai contadini.