Si va verso un incarico a Bersani. Ma senza numeri (e senza grillini) rischia di andare subito a sbattere

Manca solo l’ufficializzazione della notizia, ma tutti i “quirinalisti” sostengono che in mattinata sarà conferito a Pierluigi Bersani l’incarico di formare il nuovo governo. La situazione è ingarbugliata, e lo conferma il fatto che il presidente Napolitano dopo aver ricevuto al Colle tutte le delegazioni, dopo aver colloquiato con il leader Pd per più di un’ora e venti, ed essersi consultato con i presidenti di Camera e Senato, si è preso anche i tempi supplementari prima di sciogliere la prognosi su una complessa partita politica che vede in campo schieramenti arrivati al fotofinish al traguardo elettorale. E inoltre, posto che venga confermato l’incarico a Bersani, resta da definire il rebus delle coordinate del mandato: nella nebulosità di una situazione che procede tra mille incognite, l’unica matematica certezza legata all’ipotesi di un incarico democratico è la mancanza della garanzia di una maggioranza assoluta. Se infatti dal Colle si insiste sulla necessità imprescindibile di poter contare su numeri certi, dopo giorni di trattaive convulse, abortite o prodotte con estrema fatica, Bersani non può che rispondere che questa certezza al Senato, non solo non ce l’ha, ma non è neppure in grado di poterla assicurare. La geometria degli assetti e le posizioni assunte nelle ultime febbrili ore di consultazioni, vedono anzi il miraggio di un maggioranza allontanarsi ulteriormente, compromessa dai nuovi lapidari no confermati senza possibilità di dialogo dal Movimento cinque stelle, ma anche dalla imprevedibilità delle posizioni ondivaghe assunte di volta in volta dai montiani. Così, proprio mentre il leader Pd si affanna a ribadire l’esigenza di un «governo di cambiamento» che orienti il timone dei lavori parlamentari sulla doppia rotta della crisi economica e delle riforme costituzionali, rimandando nelle note a piè di margine dei discorsi programmatici riferiti nelle sedi istituzionali o alla stampa, alla speranza di fronde interne – un bis dei grillini disobeddienti forse? –  O di convergenze inusuali: con la Lega, (magari?), l’unico grande escluso dall’improbabile risiko democrat resta il Pdl, che nello scacchiere delle alleanze possibili ipotizzate da Bersani, viene categoricamente estromesso da qualunque possibilità di larga intesa, in spregio di appelli e incurante delle mani tese da giorni a questa parte da Silvio Berlusconi. Per questo un Bersani in bilico, che in queste prove generali di fiducia rischia la caduta verticale, rivolgendosi ai cronisti stigmatizza con una chiarezza che non gli è proprio proverbiale: «La governabilità è un valore assoluto. E dalle elezioni è venuta una chiara richiesta di cambiamento. Siamo pronti a farlo con chi ci sta, ma solo noi abbiamo i numeri per poterci provare». A buon intenditore…