Senato, presiede Colombo. Solo il fascista Crollalanza non ebbe questo diritto

Il Senato è stato convocato per il 15 marzo per la prima seduta della XVII legislatura. A presiedere la seduta sarà il senatore a vita Emilio Colombo. Colombo, 93 anni, ha già fatto sapere che non avrà nessuna indulgenza per gli eletti del Movimento 5 Stelle e che, se si presenteranno senza giacca, non li farà entrare in aula. Il vegliardo senatore a vita, potente democristiano di Potenza, fu però coinvolto nel 2003 in una brutta vicenda legata al traffico di stupefacenti e si scoprì che Colombo si faceva comprare cocaina dai suoi agenti di scorta. All’epoca, dieci anni fa, Colombo, che pure non fu mai indagato, ammise che la polverina era per suo uso personale e specificò che la assumeva per “uso terapeutico”. Chiese anche scusa al paese per la sua trasgressione. Gli italiani non sembrano neanche ricordarsene, insomma hanno accolto il “peccatuccio” di Colombo con ostentata indifferenza. Non sarà un problema per lui presiedere il Senato il 15 marzo, ma in altre occasioni l’assemblea si pose il dilemma di non far sedere sullo scranno più alto di Palazzo Madama uomini con un nome che avrebbe destato scandalo. Ma ciò avvenne solo per una pregiudiziale ideologica, a danno di Araldo di Crollalanza, venerato esponente missino e superstite più che dignitoso del Ventennio, periodo in cui fu ministro dei Lavori pubblici: per non farlo presiedere in quanto senatore più anziano, nel 1979, all’inizio dell’VIII legislatura, fu lo stesso Pietro Nenni, che all’epoca aveva 88 anni ed era più anziano di qualche mese di Araldo di Crollalanza, a dirigere l’aula (in quell’occasione si votò Fanfani presidente del Senato) arrivando a Palazzo Madama con la sua Fiat 850 nonostante gli acciacchi dell’età e aiutandosi con il bastone per raggiungere il banco della presidenza. Fu un gesto offensivo verso Araldo Di Crollalanza, la cui presidenza non avrebbe certo arrecato disonore all’aula. Di lui scrisse Indro Montanelli: «Crollalanza non fece mai mostra di sé, mai partecipò a spedizioni punitive, mai si fece un partito o una clientela personale, mai brigò per carriere politiche. Di origine valtellinese, anche se nato a Bari, aveva nel sangue le cose, e fu fascista solo perché il fascismo gli consentiva di farle. Bari è in gran parte figlia sua (e tale ha continuato a sentirsi anche dopo il fascismo). Fu lui a istituirvi la Fiera del Levante e l’Università. Fu lui a tarsformare il Tavoliere delle Puglie e a farne una delle zone più fertili del Sud. (una volta Di Vittorio mi disse: “senza Crollalanza io non esisterei, perché i miei genitori non avrebbero nemmeno avuto la forza di procrearmi”)». Nonostante quell’affronto, Fanfani gli conferì una medaglia d’oro in occasione del suo novantesimo compleanno. In quella circostanza Montanelli lo ricorda commosso e in vena di confidenze: «Gli chiesi se del suo passato covava qualche rimpianto o rimorso. Mi rispose, a voce bassissima: “Uno solo, ma immenso, in quei vent’anni potevamo fare l’Italia, e non la facemmo”».