Sassoli non ci mette la faccia. E il manifesto rischia di diventare un boomerang

«Cambiare è capitale» è lo slogan che ha scelto per la conquista dello scranno più alto del Campidoglio. Sarà per questo che ha cominciato da se stesso, cambiando la sua faccia. Dal suo staff devono avergli fatto notare che quel viso da fighetto che si ritrova, poco popular e molto pariolino, non è l’immagine più adatta a rappresentare un sindaco operaio che voglia rimettere in moto Roma dopo il “declino alemanniano”. E così David Sassoli, fiorentino doc, ex volto di Rai tre, europarlamentare del Pd, da giorni si nasconde dietro altre facce per sedurre i romani. “Il mio nome è David Sassoli” si legge sui manifesti affissi per Roma con sullo sfondo i primi piani di una govane donna, di un uomo sui quarant’anni, di un impertinente teen ager lentigginoso, di una ragazzina acqua e sapone, di un ragazzo di colore. «L’idea è che non basta un nome e una faccia per cambiare Roma – spiega il candidato sindaco del Pd – c’è bisogno che ognuno ci metta la propria faccia, come quella che alcuni cittadini hanno deciso di mettere sui nostri manifesti». Il capodelegazione del Pd a Strasburgo (giura che in caso di vittoria alle primarie si dimetterà immediatamente) finora ci ha messo l’ambizione e tanta buona volontà visto che l’establishment romano di Palazzo del Nazareno guarda in altre direzioni. Singolare la scelta comunicativa ma non proprio originalissima. Già negli anni ’80 la destra capitolina aveva infranto il modello del faccione del candidato sui manifesti elettorali preferendo foto collettive, primi piani di  cittadini comuni con la scritta “Io sono qui”.