Renzi sente Napolitano, poi va in tv e finisce la tregua con Bersani

Non ha parlato alla direzione del Pd ma parla in televisione, e parecchio, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, l’uomo più invocato dalla sinistra italiana in questo frangente di pericoloso stallo. E il suo protagonismo suona molto come un’aperta dichiarazione di guerra a Bersani e ai suoi tentativi di formare un governo credibile. All’inizio della settimana (lo rivela Linkiesta) Renzi è stato anche raggiunto da una telefonata di Giorgio Napolitano, il quale evidentemente intende sondare tutte le strade possibili dinanzi all’immobilismo di Bersani. E Renzi, ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, non lesina critiche al suo partito, a cominciare dall’ultima riunione della direzione. “Basta – afferma – con le riunioni che sembrano sedute di terapia di gruppo”. “Bisognerebbe – aggiunge –  che si ascoltassero i parlamentari neoeletti, e invece si riunisce lo stesso organismo di quattro anni fa”. Ma le parole più forti sono quelle contro il tentativo di promuovere un governo fondato su quello che chiama “inciucione”: “Sarebbe un errore cercare di acquisire il consenso” del Movimento 5 stelle “con uno scambio di poltrone” così come sarebbe un errore “considerare quello di Grillo un partito come tutti gli altri”.  Una sonora bocciatura per lo “scouting” auspicato da Bersani e dai suoi. La strategia del cambio di casacca non è pagante e non va perseguita. “Agli italiani non possiamo dire ‘diamo una presidenza di commissione’, bensì ‘capiamo che vi siete rotti le scatole’, cambiamo noi rotta”. E come? Per Renzi ai fatidici otto punti bersaniani occorre aggiungerne un altro: l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Se non ci sarà il governo Bersani secondo Renzi “è naturale che si torni a votare” e che il voto sia preceduto dalle primarie del centrosinistra che, si intuisce, dovrebbero dargli la legittimazione dal basso per sostituire Bersani come candidato premier.  “Prediligo – ha sintetizzato – qualsiasi soluzione che dia chiarezza: che siano le elezioni o un governo che faccia un piano sul lavoro e poi la legge elettorale”.

Il Pd però, nonostante lo scetticismo di Renzi, ci prova lo stesso: anche se incontri ufficiali e alla luce del sole tramite “ambasciatori” partiranno lunedì, contatti con gli altri partiti, M5s escluso, sono già in corso. Il presidente della Provincia di Trento, il montiano Lorenzo Dellai, conferma i rumors secondo i quali tra Pd e Scelta Civica si ragiona per l’assegnazione di una delle due presidenze delle Camere ad un esponente dell’area montiana. È per questo che nel Pd ogni ipotesi è in campo e, come avverte un dirigente bersaniano, nessuno dei big democratici favoriti per le presidenze di Camera e Senato può dare nulla per scontato.