Qualche domanda da Porci (con le ali): «Perché Zingaretti ha nominato Lidia Ravera assessore?»

«Sono stata male quando ho saputo che l’avevano eletta… Pensi che le donne siano ancora poche, che tutti i mali del mondo siano targati maschio… e poi ti arriva una così, una che dice parole in libertà». Così arringava Lidia Ravera all’indomani dall’elezione di Irene Pivetti alla presidenza della Camera dei deputati. «Ha fatto un discorso da pianerottolo», si lagnava al telefono da Parigi con Alessandra Longo di Repubblica. E ancora: «Non possiamo aspettarci nulla da queste signore di destra. Non sono nient’altro che delle scimmiette funzionali alla cultura maschile». Quasi vent’anni dopo verrebbe da pronunciare una frase analoga riferita a lei, a Lidia Ravera, nominata (almeno la Pivetti era stata eletta) dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti assessore alla Cultura e allo Sport. Di “parole in libertà” la co-autrice di Porci con le ali (l’altro autore, Marco Lombardo Radice viene sistematicamente omesso) ne ha pronunciate parecchie. Su donne e politica, per esempio. Prendi le primarie del Pd, quando Laura Puppato rischiava di non partecipare per mancanza delle firme necessarie. Con il Corriere della Sera intonava il tormentone del «ceto maschile, esausto e sputtanato» perché l’unica donna in corsa contro Bersani e Renzi «la Puppato è stata boicottata in ogni modo. D’altronde, per ogni culo femminile che si siede si deve alzare un culo maschile». Pochi mesi dopo il fondoschiena della Puppato (in Parlamento) e il suo (alla Regione Lazio) hanno trovato una collocazione.

Qualche anno prima (25 settembre 2009) sempre al quotidiano di via Solferino la neo-assessora affidava analogo piagnisteo sulle “quote rosa”: «A destra le donne entrano per meriti orizzontali e sono poche. A sinistra ci sono le Bindi e le Finocchiaro che non credo abbiano fatto spassare qualche maschietto di potere per arrivare dove sono. La destra ha una cultura precisa per le donne: retrograda, basata sull’avvenenza. A sinistra non è ancora così. Ma non c’è limite al peggio. A sinistra le donne si sono tirate indietro. Il femminismo ha prodotto un pensiero che non ha avuto accesso – mai – alle stanze del potere. Così si sono rinchiuse in conventicole di filosofe, intellettuali ed economiste che si parlano tra loro. E questo è un impoverimento della politica». Per fortuna da oggi è arrivato “l’arricchimento”.