Qual è la “buona politica”, on. Boldrini?

Si è discusso molto dopo e soprattutto prima delle elezioni del cosiddetto “nuovo che avanza” o dovrebbe avanzare. Se ha ha per esempio le sembianze del sindaco grillino di Parma, Federico Pizzarotti, non ci sembra che abbia fatto molti progressi. Come abbiamo riferito,infatti, l’esponente Conquestelle si da ultimo distinto, insieme con altri politici “nuovisti” per aver dato alcune risposte alle Iene non proprio comprovanti una accettabile cultura. Gli è stato chiesto dove si trova Kabul. Risposta immediata: in Iraq. Bocciato in geografia. Con la politica non è andato meglio. Gli hanno domandato chi sia Medvedev. Ha risposto: “Adesso il ruolo preciso, come dire, non ve lo devo dire io”. Ma, insomma, chi è? Sicuro, come un secchione, Pizzarotti ha affermato:”Commissione europea, poi adesso dove nella Commissione europea ve lo lascio dire a voi”. L’Afghanistan e la Russia per lui non esistono. E, oltre l’atlante geografico, crediamo che non sfogli neppure i giornali.

Neanche il deputato del Pd, Matteo Biffoni, sembra essere ferrato in politica internazionale. Per lui Assad “è il presidente del Libano”. Sicuramente. Mentre per il parlamentare del Pdl Amato Berardi, sapere chi è Morsi, leader egiziano, “è un po’ complicato, la politica italiana, il sistema Italia”. Insomma, chi è? “Non lo so”. E Hamas? “La capisco bene chi è Hamas, ma ripeto, qui in Italia bisogna riformare tutto il sistema giudiziario, finanziario, il sistema paese”.

Ecco, questo è il nuovo che avanza. Ossia che è avanzato dal vecchio che purtroppo siamo costretti a rimpiangere.
La retorica del rinnovamento a tutti i costi produce anche questo. Non è l’età, né il numero di legislature che dovrebbe determinare la scelta dei rappresentati del popolo. I quali potranno essere più o meno buoni, più o meno affidabili, ma non privi di quei “fondamentali” su cui dovrebbe costruirsi una solida pratica politico-parlamentare. E da qui dovrebbe prendere le mosse per ridare decoro alle istituzioni rappresentative, mai così scadute nella considerazione della pubblica opinione e sotto i colpi inferti da ben altre caste affinché la democrazia Italia finisse sotto la tutela di alcuni “poteri forti”.

Fa sorridere la neo-presidente della Camera, eletta una settimana dopo aver messo piede a Montecitorio,  quando discetta di “buona politica”, vantandosi, oltretutto,mdi non averla mai fatta, di non aver mai avuto in tasca tessere dimpartiti, di non aver mai partecipato a quella politica militante che è stata alla base, in altre epoche, di una politica migliore di quella che si pratica oggi.
Sicuramente lei sa chi sono Medvedev, Assad, Morsi e Hamas, ma non le viene il sospetto, prima di proclamare ai quattro venti cosa occorrerebbe all’Italia, che sarebbe meglio porsi il problema della qualità della classe politica, del suo reclutamento, di come i partiti dovrebbero scegliere i candidati?
Ospite a “Che tempo che fa”, abbiamo sentito la presidente Boldrini annunciare con soavità la costituzione di una Commissione (d’inchiesta, d’indagine, chissà?) speciale sullo sblocco dei fondi per le imprese. Ma è proprio sicura che compete a lei un’iniziativa di questo genere?

Ecco. Conoscere per deliberare, si diceva una volta. Dovrebbe essere il presupposto della “buona politica”. Ci chiediamo, indipendentemente dalle qualità indiscutibili dell’onorevole Boldrini e dalla vasta conoscenza maturata occupandosi meritoriamente di rifugiati e di diritti umani, se governare la Camera dei deputati (lo stesso discorso vale per il Senato) senza aver acquisito un minimo di dimestichezza con le procedure e la complessa vita parlamentare, sia esempio di “buona politica”. Non  basta, insomma,imparare a memoria il Regolamento o avvalersi intelligentemente dei funzionari del cui straordinario valore posso dare testimonianza. Occorre l’esperienza. Un tempo la si faceva con la gavetta. Adesso non si porta più. Basta un Bersani per arrivare laddove neppure s’immaginava.
Non vogliamo chiamarla partitocrazia? E va bene. Chiamatela come vi pare. Noi, vecchi conservatori, ci permettiamo di avere un’altra idea di “buona politica”…