Papa Alessandro VI come fosse “Il Padrino”: su La7 arrivano “I Borgia”

Girolamo Savonarola confuso con Giordano Bruno, il cardinale della Rovere trasformato in un sicario, Alessandro VI come J.R. di Dallas. Per non parlare di Giulia Farnese e Lucrezia Borgia in versione “Casalinghe disperate”. Se vi accontentate di vedere una bella serie (nove puntate) costruita su intrighi sesso e potere, ma senza pretese storiche, gustatevi da domenica sera su La7  I Borgia, serie televisiva prodotta dalla Showtime che, sulle storie di sesso e sangue (Spartacus, Dexter) ha fatto la sua fortuna. Girata nel 2010, dopo tre anni va in onda per la prima volta in chiaro, in concomitanza con l’elezione del nuovo pontefice.

La trama è appassionante, ma piena di buchi storici e stravolgimenti. Roma, 1492. Mentre Milano e Firenze prosperano, la morte di Papa Innocenzo VIII fa sprofondare la capitale in una crisi profonda. Rodrigo Borgia (Jeremy Irons, premio Oscar nel 1990 per Il mistero Von Bulow) cerca di rimpiazzarlo tra minacce, corruzione, ricatti e omicidi, riuscendo a farsi eleggere Papa con il nome di Alessandro VI. Al suo fianco la sua privatissima arma letale: i figli Cesare, Juan e Lucrezia. Cesare (François Arnaud) è nominato cardinale e aiuta il padre a difendersi dagli attacchi interni al Vaticano; il frivolo Juan (David Oakes) diventa gonfaloniere dell’esercito papale mentre la quattordicenne figlia Lucrezia (interpretata dall’affascinante Holliday Grainger) è data in sposa a Giovanni Sforza, garantendo così l’alleanza con il Nord Italia. Ma i nemici dei Borgia non demordono: il cardinale Orsini non lo avvelena per poco e Della Rovere cerca di svelare la sua scandalosa relazione con Giulia Farnese. Non ci riuscirà, perché Cesare e il sicario Micheletto sono risoluti a difendere il Papa e la sua famiglia. «La cosa più interessante era raccontare il modo in cui il potere si veste di un mantello religioso, divenendo poi terrificante nei suoi appetiti». Ad annunciare la scarsa solidità del contesto “storico” è stata lo stesso regista e sceneggiatore irlandese Neil Jordan, che ha accostato la sua serie a Il Padrino di Mario Puzo. «Abbiamo riportato la sua fotocopia a Roma nel XV secolo».