Niente scherzi, nessuno metta (di nuovo) le mani nelle tasche degli italiani

Dopo l’esperienza del governo Monti è difficile chiedere “sacrifici” senza incorrere nel classico “vaffa”, perché di sacrifici gli italiani ne hanno fatti a bizzeffe in nome di un paradiso che non è mai arrivato e si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano. Anzi, senza soldi nei portafogli. Nessuno è disposto a “morire” sull’altare dell’euro. Le notizie che arrivano dall’estero provocano alta tensione. «L’Europa non ha aiutato i ciprioti, gli ha messo una pietra al collo»: basterebbe il commento del Financial Times per capire che il prelievo forzoso sui conti correnti e sui depositi (tra il 6,75% e il 9,9%), imposto dalla Ue agli abitanti dell’Isola in cambio di un piano di salvataggio da 10 miliardi di euro, non risolve il problema, ma lo amplifica. Morire per l’euro non è più soltanto un concetto puramente teorico. Banche cipriote chiuse, spread che sale, cambio che si deprezza, Borse in profondo rosso sono indicatori di un rimedio che rischia si essere peggiore del male. Cipro aveva chiesto aiuti per 17 miliardi di euro, gliene sono stati dati 10 e, contemporaneamente, sono stati strozzati i risparmiatori. Se si considera che Cipro conta circa un milione di persone e che si tratta di rientrare da 17 miliardi di euro di buffi si capisce molto bene quali siano i termini della questione. È come se l’Italia (60 milioni di abitanti) dovesse mettere a punto un piano per recuperare  qualcosa come 1.000 miliardi. Un percorso assolutamente improponibile di cui la Germania e la Merkel continuano a non rendersi conto, con l’occhio puntato sulle sole elezioni tedesche del prossimo ottobre.  Un atto sconsiderato, perché si toglie liquidità al sistema delle banche proprio ne momento in cui ci sono le difficoltà maggiori e bisognerebbe sostenere l’economia. Moody’s mette a fuoco il problema e rileva che la fuga di capitali potrebbe mettere il turbo. E il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov annuncia: nessuno ci ha consultato, anche se abbiamo la presidenza di turno del G20.  Ci sono, dunque, tutti i presupposti  per il verificarsi di vere e proprie situazioni di panico che da Cipro potrebbero estendersi a tutta l’Europa. Non è un caso se proprio quelli delle banche sono stati i titoli più in sofferenza. La Ue ha deciso per una violazione potente della proprietà privata e questo è un fatto le cui conseguenze sono imponderabili. L’euro si sta trasformando nella tutela degli interessi di alcuni a danno di quelli di molti: non può continuare. L’economia di Cipro rischia di affondare, ma già Grecia, Spagna e Portogallo hanno avuto il loro bel salvagente di cemento che rischia di farli naufragare. E l’Italia? L’economia ha l’acqua alla gola. I provvedimenti adottati dal governo dei tecnici su suggerimento della Merkel hanno innescato una recessione da cui non si vede l’uscita. E non potrebbe essere altrimenti. Monti ha portato la pressione fiscale apparente al 47,8% e quella reale (che tiene conto del nero) al 57,2%, i disoccupati a quasi 3 milioni, i consumi in profondo rosso, i redditi in picchiata. Scenarieconomici.it fa qualche conto e rende noto che un dirigente che costa all’azienda 165.300 euro l’anno, ne riceve in busta paga 50.000 ma, pagata l’Imu e le imposte sui consumi, può realmente disporre di soli 38.100 euro. Di quanto il datore di lavoro paga, in sostanza, il 77% si perde per strada e solo il 23% entra nella disponibilità del dirigente lavoratore. Senza modifiche profonde a una situazione di questo genere è evidente che non si va da nessuna parte.