Monti sente profumo di tecnici e “brucia” Napolitano: le consultazioni le fa lui, s’è convinto che può fare il bis

Mario Monti è un sobrio,  distinto, autorevole gran furbacchione. Appena ha sentito nell’aria odore di “tecnici” s’è ringalluzzito, ha capito che forse le provocazioni di Beppe Grillo si stavano trasformando in un rito “vodoo” che avrebbe potuto rimettere in vita perfino il suo governo-zombie e s’è mosso per primo. Quando il comico genovese ha pronunciato quella parola, “tecnici”, ventilando un possibile sostegno a un esecutivo senza alcuna rappresentanza dei partiti ma ben agganciato al Parlamento, ha capito che un’ultima carta se la poteva giocare perfino lui, prima di sparire nell’oblìo dei premier, archiviati alla voce “lacrime, sangue e pochi voti”. Monti ha avviato le consultazioni anticipando addirittura il presidente Napolitano: sono scattate così le convocazioni a Palazzo Chigi, per “colloqui separati”, degli onorevoli Bersani, Berlusconi e del signor Grillo. Ufficialmente l’obiettivo è quello di informarli sulle posizioni del governo italiano in vista del Consiglio europeo del 14 e del 15 marzo a Bruxelles; in realtà Monti vuole sondare, indagare, trattare, provare a verificare una convergenza su se stesso per riproporre un governo a guida bocconiana in grado di far convergere una maggioranza più o meno larga su una squadra apartitica. Il premier, in pratica, si è chiesto perché non lui, visto che da qualche giorno si vocifera il nome di Passera? Almeno qualche parlamentare che lo possa aiutare in Parlamento, creando un raccordo con le forze politiche, lui ce l’ha. Corradino il banchiere neanche quelli. Non a caso questa mossa istituzionale di Monti ha immediatamente ridato scariche di adrenalina ai centristi di Casini, che ora già sognano un  partito del presidente. Il bis di quanto le urne, solo pochi giorni, avevano sonoramente bocciato. Ma si sa, dal coas può uscire di tutto, anche che comandi chi ha perso più di tutti. Intanto, dalle fila di quell’esecutivo tecnico dimissionario, spuntano anche i primi possibilisti: «Auspico che ci sia una soluzione che dia continuità al governo, un governo che sia in grado di gestire una situazione complessa nazionale e internazionale», dice il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. Ecco, appunto. Profumo di tecnici.