Marò, l’India vuole approfittarne per non pagarci gli elicotteri

È unanime la richiesta del ritorno a New Delhi dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone da parte della stampa indiana, che sottolinea «lo sbalordimento» del governo del premier Manmohan Singh per la trasgressione dell’impegno assunto dalla Repubblica italiana davanti alla Corte Suprema. «L’Italia deve rispettare i suoi impegni», sostiene The Hindu la convocazione dell’ambasciatore Daniele Mancini da parte del sottosegretario agli Esteri Ranjan Mathai. Lo stesso giornale e un altro, Mail Today, usano la frase “The italian job” (Un lavoro all’italiana) per descrivere l’annuncio da parte di Roma che i due marò resteranno in patria. Usa questo concetto in prima pagina anche l’Hindustan Times quale sostiene che «il tradimento italiano sbalordisce l’India». Secondo il giornale, il governo indiano sta esaminando varie possibili reazioni di carattere diplomatico, politico ed economico. Fra queste sia The Indian Express sia The Times of India sottolineano l’ipotesi della richiesta di allontanamento dell’ambasciatore Daniele Mancini, il quale ha apposto la sua firma alla dichiarazione giurata consegnata alla Corte Suprema a sostegno del ritorno di Latorre e Girone dopo le quattro settimane di permesso accordate. Potrebbero esserci anche ritorsioni di tipo economico, anche se l’interscambio commerciale fra i due Paesi non è mai stato intenso e negli ultimi anni è in calo. C’è la questione dei dodici elicotteri Agusta Westland venduti all’aviazione indiana pare dietro pagamento di tangenti: sia la magistratura italiana che quella indiana hanno aperto delle inchieste e una possibile reazione da parte di New Delhi potrebbe essere quella di non ottemperare al saldo dell’acquisto. Come pure potrebbero subire conseguenze Tommaso Bruno e Elisabetta Boncompagni, condannati all’ergastolo in India per l’omicidio di un amico e in attesa dell’ultimo grado di giudizio (loro si sono sempre proclamati innocenti).
Sul fronte politico è intervenuto alla Camera dei deputati il premier indiano Manmohan Singh, il quale ha parlato di «gravi conseguenze nelle nostre relazioni con l’Italia» se essa «non mantiene la parola data e non fa ritornare i marò a New Delhi. Non vi possono essere due diverse opinioni – ha detto ai deputati – sulle azioni intraprese dal governo italiano su questa questione. Il mio governo – ha proseguito – ha già chiarito che queste azioni del governo dell’Italia non sono accettabili. Esse violano tutte le regole del comportamento diplomatico e rimettono in questione impegni solenni garantiti da rappresentanti accreditati di un governo sovrano alla nostra Corte Suprema. Essi, sotto nessun punto di vista, sono nell’interesse di ogni relazione bilaterale che deve funzionare in base alla fiducia». Il “chief minister” dello Stato indiano meridionale del Kerala, Oommen Chandy, si trova a New Delhi per discutere con il governo della questione dei marò. Il politico del Congresso incontrerà a breve il premier Manmohan Singh cui chiederà «una forte azione per far tornare in India i due fucilieri accusati di omicidio» come scrivono i media.