Ma Prodi lo fecero cadere i giudici, non De Gregorio…

Può anche darsi che il senatore De Gregorio sia un corrotto – se lo dice lui… Ha preso, dice, dei milioni dal faccendiere Lavitola. E li ha presi – dice – per conto di Berlusconi. Si accerterà in un modo o nell’altro, per quanto qualcuno dovrebbe ricordare che il rapporto di De Gregorio con Lavitola è di molto precedente alle vicende politiche di cui si parla oggi.  De Gregorio, infatti, già giornalista di Paese Sera e Espresso, fu il primo direttore dell’Avanti quando passò alla proprietà dello stesso Lavitola nel 1996. Quello che possiamo dare per certo e da subito, è che i soldi che prese non erano per far cadere il governo Prodi, cosa che infatti accadde molto dopo e per volontà di persone e partiti che con Berlusconi non avevano nulla a che fare. Io lo ricordo, perché c’ero in Senato in quegli agitati due anni e poco più, tra il 2006 e il 2008. De Gregorio, tanto per cominciare, lasciò l’Idv già all’inizio della legislatura e cioè due anni prima della caduta del governo Prodi. Il senatore campano si autocandidò alla presidenza della commissione difesa in contrapposizione alla senatrice Menapace di Rifondazione comunista e la spuntò con il sostegno del centrodestra. Da allora impedì che la commissione difesa adottasse iniziative secondo la linea anti-Nato sostenuta dai partiti di estrema sinistra che partecipavano al governo Prodi. Fu opinione diffusa che l’operazione De Gregorio fosse stata orchestrata fuori dalle mura di Palazzo Madama e addirittura oltreoceano. Anzi, l’idea che De Gregorio – con alle spalle una storia di improbabile corrispondente di guerra in teatri sensibili – fosse in qualche modo legato ai servizi americani era diffusa da tempo. Fatto sta che il cambiamento di fronte di De Gregorio, oltre a impedire che alla guida della commissione difesa ci andasse una pacifista antiamericana non spostò alcunché. A far saltare la maggioranza di Prodi furono in verità dei magistrati eccessivamente entusiasti che mandarono agli arresti la moglie di Clemente Mastella, allora addirittura ministro della giustizia di Prodi. Mastella denunciò una cospirazione ai suoi danni per impedirgli di fare chiarezza sull’operato di alcuni magistrati. Accusò Prodi di non averlo tutelato e uscì dalla maggioranza. Dopo alcuni mesi finì anche lui nell’ufficio di Woodcock in connessione ad una dichiarazione di Lavitola su una supposta concussione di Bassolino. Insomma, Prodi lo fece cadere la magistratura e non De Gregorio, che ad ogni buon conto lavorava per i servizi americani. Certo, alla fine di questa storia, qualcuno dovrebbe chiedersi come selezionava Di Pietro i candidati per il suo partito e con quali criteri. Forse servirebbe a fare luce su un’altra fase della nostra storia ancora relativamente oscura che è la stagione dell’operazione “mani pulite”.