L’unico a ritrovarsi smacchiato è Bersani: non gli rimane che salvare la faccia

L’unico a ritrovarsi smacchiato è lui, Pierluigi Bersani, anche se non ha nulla né di un giaguaro, né di una pantera, men che meno di un leone. I suoi ruggiti non hanno fatto paura a nessuno, così come il suo trionfalismo del dopo-elezioni (in verità durato non più di ventiquattr’ore) confezionato solo per darlo in pasto all’opinione pubblica. Non ha convinto l’inseguimento ai grillini, ha fatto sorridere il patetico tentativo di iniziare una love story con loro, ha stupito la mortificazione di sottoporsi alla diretta quando ha incontrato i capigruppo Cinquestelle nelle consultazioni. Pur di ottenere la poltrona a Palazzo Chigi, s’è ritrovato sbeffeggiato sul web in modo caricaturale, nelle vignette inginocchiato davanti a tutti, nei link bersagliato peggio di Monti. Una ridicolizzazione che ha lasciato perplessi anche i più fedeli militanti del Pd. In questo quadro, l’ultima salvezza era appesa alle decisioni del presidente della Repubblica, l’unico a potergli consentire di salvare la faccia, tant’è che i “democratici” sono stati i primi a dichiararsi «pronti ad accompagnare il percorso di Napolitano». Bersani ora è lo sconfitto che finge di aver vinto la partita. Avrebbe vinto per davvero solo nel caso in cui fosse riuscito a creare un governo di centrosinistra, raggranellando qualche voto tra i dissidenti grillini, decidendo da solo la lista dei ministri e magari azzerando il Cavaliere. Invece ha fallito su tutti i fronti. Nella realtà dei fatti, il Capo dello Stato – che così ha però commissariato di nuovo i partiti – ha costretto il Pd a dire sì a all’ipotesi su cui c’era il veto assoluto di Bersani, la cui unica linea era l’antiberlusconismo, una linea che ormai non fa più presa e non è più credibile. Non gli resta che cambiare rotta, almeno per riacquistare credibilità politica. Il centrodestra ha visto affermarsi le sue tesi: in tempi brevi un governo al Paese per combattere la crisi e rilanciare l’economia. Berlusconi, però, potrebbe essere frenato nella partita che si aprirà tra qualche settimana per l’elezione della presidenza della Repubblica. E questa non è una cosa da prendere sottogamba.