L’otto marzo futurista nella sede di Fli: rissa tra amazzoni per i computer

Del sogno futurista c’è ben poco. Un finale da tragicommedia – se sia più tragedia o commedia sta alla sensibilità personale di ognuno – incornicia l’epilogo di un ex partito come Futuro e Libertà, spazzato via nelle ultime consultazioni. Rissa tra amazzoni per venti computer e qualche stampante, spartizione all’ultimo sangue delle misere spoglie rimaste di Fli, questioni di denaro e recriminazioni, stracci che volano. Un ultimo atto che troviamo ricostruito sul sito del Giornale on line. Si capisce. Di soldi non ce ne sono più, niente rimborsi elettorali, sede di via Poli da smantellare, collaboratori da licenziare. Ognuno reagisce come può e le amazzoni finiane ci mettono del loro a quanto pare perdendo il loro proverbiale aplomb. Secondo la ricostruzione, lo scontro all’ultimo sangue vede protagoniste Flavia Perina e Chiara Moroni  A mandare su tutte le furie quest’ultima è stato il “colpo di mano” della Perina, «che  si sarebbe portata a casa quasi una ventina di computer nuovi di zecca, stampanti comprese, fino a ieri attaccati alla spina di via Poli», si legge sul sito del Giornale.  Motivo: «Ho già buttato abbastanza soldi ed energie in questo partito». Pare che la Moroni, «che s’è sempre dovuta occupare di tutta l’organizzazione della sede (bollette, affitto, gestione del personale, ecc…), non ci abbia visto più. Tra le due, tra le quali peraltro non è mai corso buon sangue, sono volate parole grosse. Persino qualche minaccia di denuncia alla Procura della Repubblica». All’anima della solidarietà femminile… L’uomo di ghiaccio, dal canto suo, il presidente della Camera Gianfranco Fini, non si smentisce e ha deciso «di restare fuori» dalle liti da cortile. Radunati i suoi per l’addio, giorni fa , il capo ha fatto soltanto un cenno alla questione. E come dargli torto, in questo caso? Rischierebbe di finire sbranato…