L’Italia va sempre peggio, ma nessuno ne parla. Perché a qualcuno non fa più comodo

Ormai nessuno ci fa più caso. O meglio, non fa più comodo parlarne. Quando si pronunciano le parole rating e holding bancaria, c’è una sorta di rifiuto, si cambia canale o si volta pagina. Perché il bombardamento mediatico dei giorni di fuoco (con il classico obiettivo strategico), quando si discuteva solo di spread e declassamenti a uso e consumo dei poteri forti che volevano l’annientamento del governo di centrodestra,  ha perso di credibilità. Tuttavia è giusto registrare che Morgan Stanley ha tagliato le stime di crescita per l’Italia. La banca d’investimento prevede ora che il nostro Paese chiuda il 2013 con un -1,7% contro il -1,2% precedente. Sarebbe fin troppo facile scagliarsi contro i Monti-boys, perché ormai tutti sanno che i miracoli del leader centrista erano un’invenzione della grande stampa. Non a caso l’elettorato – considerato ingenuo dai sapienti professoroni tecnici – ha capito talmente bene il gioco da bocciare in tronco l’ipotesi del ritorno di SuperMario a Palazzo Chigi. Interessanti sono invece le riflessioni sulle prospettive di Bersani & C: «L’instabilità politica probabilmente rimarrà, anche se la formazione di un governo dovesse avere successo». Morgan Stanley dà un 30% di probabilità a una «paralisi politica durevole» che potrebbe provocare un calo del Pil 2013 di quasi il 3% con una contrazione anche il prossimo (nello scenario principale previsto invece in rialzo dello 0,4%). Il 70% di probabilità è assegnato a uno scenario più favorevole con un accordo su un pacchetto di riforme istituzionali, anche se «le riforme economiche probabilmente saranno rinviate ulteriormente». Nulla di nuovo sotto il sole, quindi. Con una differenza: se quello scarto minimo di voti che ha dato la vittoria a Bersani l’avesse avuto il centrodestra, ora saremmo tutti a leggere paginate su “Berlusconi bocciato”, “Nessuna credibilità per il Cav” e roba del genere. Titoli che andrebbero ad aggiungersi a quelli sui processi, sulla Boccassini, sulle eventuali manette e sul paragone con Craxi, tanto per completare il quadro della demonizzazione. Tutto questo perché  c’è ancora chi non ha imparato nulla dalla lezione delle urne.