L’Italia ha perso il treno economico nell’illusione di volare tra le (cinque) stelle

Quaranta giorni persi, la nuova politica è invecchiata in un batter d’occhio. Ha i capelli bianchi, cammina col bastone e sa dire solo “no” per calcolo. Grillo dice no a Bersani e Bersani dice no a Berlusconi, il ping-pong delle proposte non ha un attimo di pausa, ma le conseguenze sono gravi perché la situazione economica italiana è peggiore rispetto al 25 febbraio. La recessione continua a imperversare, i disoccupati aumentano, i risparmiatori lasciano il campo, le banche riducono il credito alle imprese, le aziende chiudono i battenti e i consumi segnano rosso fisso. L’Italia è l’unico Paese del G7 ad avere una situazione catastrofica. Il Pil, sceso del 3,7% annuo nell’ultimo trimestre del 2012, continuerà a contrarsi sia in questo primo trimestre dell’anno (-1,65%) sia nel secondo (-1,5%). E  nell’Eurozona – fa notare l’Ocse – la Germania si comporta da locomotiva e l’Italia da vagone di retroguardia. Oggi abbiamo più problemi di quaranta giorni fa e gli italiani guardano con sospetto agli investimenti finanziari e riducono i loro acquisti di bond e titoli di Stato (-26% in tre anni equivalenti a 715 miliardi). Un’evoluzione, quest’ultima, che crea problemi aggiuntivi perché il debito pubblico, un tempo saldamente nei portafogli degli italiani, gradualmente sta passando in altre mani. Una situazione difficilissima, di cui sembra non accorgersi il solo Bersani che pervicacemente, anche di fronte al fallimento di questi giorni, cerca lo stesso di rimanere a galla. Napolitano congela tutto e passa a un’altra fase. Il segretario del Pd non si preclude nessuna strada, ma il Paese soffre e lo spread torna ad aumentare fino a quota 360. Finirà che rimarrà percorribile solo la strada della «decrescita felice», tanto cara a Beppe Grillo ma invisa agli italiani. Nel giro di due anni i disoccupati schizzerebbero a quota 7 milioni. Grazie al Pd e ai grillini.