L’ingloriosa parabola del Bersani “congelato”. La palla passa al Colle: governo del presidente o voto a giugno

Non ci vuole stare. Le sue consultazioni sono fallite, i numeri non li ha, la strategia dell’abbraccio a Grillo è finita a insulti, ma Bersani non pronuncia quella parola: “rinuncia”. Le consultazioni ora passano nelle mani di Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato cercherà di superare personalmente le “preclusioni” di cui gli ha parlato Pierluigi Bersani e che sono state giudicate inaccettabili dal Pd. E lo farà in tempi rapidissimi. L’incarico circoscritto conferito al segretario del Pd, che non è riuscito a dimostrare l’esistenza di una maggioranza certa, finisce così “congelato” implicitamente sotto la regia del Colle. Se Napolitano prende in mano la tessitura della tela di un accordo di larghe intese, con la diretta copertura del mantello quirinalizio, il prossimo sarà comunque un “governo del Presidente” anche se guidato da Bersani. Come mai il segretario democratico non ha rinunciato al suo incarico? Su quali colpi di scena conta? Il fatto è che Grillo lo ha ancora una volta spiazzato. A ben vedere non gli ha opposto un rifiuto pregiudiziale, ma ha messo in campo un ventaglio di ipotesi fuori dagli schemi consueti: un governo a guida dei 5 Stelle, un esecutivo del Presidente guidato da un uomo al di fuori della politica o addirittura una proroga del governo Monti per l’ordinaria amministrazione, lasciando alle assemblee parlamentari il compito di sviluppare l’attività legislativa. Il nodo è inestricabile, se Bersani non molla. Ma gettare la spugna potrebbe suonare come un de profundis definitivo per tutta la vecchia classe dirigente del Pd senza che sia ancora pronta l’alternativa di Matteo Renzi. In nome della salvezza nazionale, il Quirinale è chiamato a scongelare i rapporti e ad arbitrare una fase convulsa che con ogni probabilità si concluderà nel giro di qualche mese con nuove elezioni. A meno che dal Pd non arrivi un’apertura al Pdl, che considera Bersani ormai archiviato. «Ha più volte chiuso la porta in faccia al Pdl e alla Lega, i partiti della colazione di centrodestra che alle scorse elezioni hanno di fatto preso gli stessi voti della coalizione di centrosinistra. Bersani – prosegue – ha fallito, ha fallito per colpa sua», dice Renato Brunetta. «Bersani non è uscito dal vicolo cieco. Dobbiamo evitare che in quel vicolo finisca l’Italia», aggiunge Alfano.  «Concluso il tentativo senza esito, ed era scontato, di Bersani, confidiamo nel presidente della Repubblica affinché trovi una soluzione. Al Paese serve un governo, ci auguriamo che il Pd ritrovi il bandolo della matassa, ragionevolezza e responsabilità dimostrando che i cittadini vengono prima di tutto. Il Pdl continuerà a fare la sua parte come ha già ampiamente dimostrato», è il parere di Altero Matteoli mentre Maurizio Gaspatti ironizza: «La sua impresa è fallita.  Andò per smacchiare ma è andato fuori pista. Ora si pensi all’Italia».