Le Province? Meglio cancellare le Regioni: lo conferma anche la Società Geografica Italiana

Altro che abolire le Province, i veri carrozzoni inutili sono le Regioni. Uno studio ridisegna la geografia amministrativa nazionale: via i confini regionali e le Province italiane si riducono a 35. La nuova mappa amministrativa della Società Geografica Italiana conferma quello che più volte ha detto il Secolo: per tagliare i costi degli enti locali non serve abolire le Province, basta cancellare le Regioni che sprecano tantissimi soldi e che hanno burocrazia e consiglieri (per la Sicilia deputati) fotocopia di quelli statali. Le Regioni in quanto enti furono istitute solo nel 1970 con l’elezione dei primi consiglieri regionali, ma la loro funzione è ormai superata da un pezzo e in tempi di spending review andrebbero messe, quindi, definitivamente in soffitta salvando l’operatività delle Province. La proposta dei geografi nasce dagli studi che negli ultimi vent’anni la Società Geografica ha sviluppato a partire dal “progetto 80”, (un documento che fu redatto dalla parte più sensibile e innovativa dei territorialisti che, a metà degli anni Settanta, pensò di ridisegnare l’assetto italiano per adeguarlo alla modernizzazione del sistema insediativo e dell’apparato produttivo). Ma qual è il nuovo volto dell’Italia? La Sardegna è divisa a metà, la Sicilia in quattro, la Puglia in tre, la Liguria è troncata poco dopo Genova, sparite anche Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte. Chi più, chi meno, tutte le Regioni perdono i loro confini. Le 35 grandi province sono previste sulla base dell’omogeneità storica, geografica e infrastrutturale e sono definite “eco-sistemi urbani”. Gli assetti delineati dal nuovo studio sono stati tracciati a partire dalle reti infrastrutturali (legate alla mobilità, ai trasporti e alle comunicazioni), presenti sul territorio o in avanzata fase progettuale incrociate con le interazioni tra l’ambiente e la società secondo un modello geografico in progressiva evoluzione. La logica seguita è stata quella della potenzialità organizzativa e decisionale delle singole città e del sistema che lo costituiscono: in questa prospettiva sistemica, la Società Geografica ha evitato di definire le gerarchie interne alle singole realtà territoriali, non individuando in questa fase progettuale una città egemone sulle altre. Le linee confinarie, inoltre, sono state tracciate prescindendo dall’attuale configurazione regionale. Se si volesse veramente operare il progetto è già bello e pronto.