L’affanno di re Giorgio, orfano di Monti: «Io un faro? Sì, ma quanta fatica nella nebbia…»

Ora re Giorgio è in affanno. Dopo aver puntato tutte le sue carte su Monti e combattuto una campagna elettorale di certo non “super partes”, l’ultima prova di Napolitano è quella di dare il via alle consultazioni e di dare l’incarico a un nuovo premier. Impresa non facile vista la difficilissima situazione politica che si è creata all’indomani del voto, col flop del tecnopremier e con l’avanzata dello squadrone di Beppe Grillo. Mai, come sotto la sua presidenza, il presidenzialismo del Colle è stato così  pesantemente “presente” nella vita politica del Paese. Ma ora i giochi si sono fatti duri anche per un presidente che non ha mai sconfessato le sue radici nel Pci. Per il presidente della Repubblica gli ultimi scampoli di settennato sono tutti in salita. È lo stesso presidente ad ammettere le difficoltà. Prendendo spunto dalle parole dall’ex presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Conso, che lo aveva definito appunto un “faro” per l’Italia in questo momento delicato, il capo dello Stato ha spiegato: «Non so se faro o luce assolutamente normale e umana, ma a volte si fa fatica a fare luce nella nebbia ed io cerco di fare del mio meglio». E poi ancora: «Io farò quel che debbo fino all’ultimo giorno del mio mandato». Parole che mostrano tutto il suo disagio nell’individuare un’équipe di governo che non imploda due giorni dopo l’incarico. E, infatti, sul piatto della bilancia c’è un confuso Bersani che  avverte il Colle: «Mai col Pdl» e invita Grillo a dialogare. Grillo che spara a zero contro tutti e spera in un ritorno immediato alle urne per fare il pienone di voti, Monti e il suo centrino che non sono più affidabili e Berlusconi che lancia appelli per la governabilità e invita il Pd a una seria riflessione per non portare il Paese a sbattere. Una situazione abbastanza ingarbugliata che rischia di portare l’Italia verso un ulteriore declino, nonostante il faro del Colle..