La politica tra la sete di potere della sinistra e quei debuttanti allo sbaraglio chiamati grillini

A sinistra si alternano gli attori, magari si rinnova qualcosa sul palcoscenico, si modifica leggermente il linguaggio ma non si cambiano mai le battute e il finale della commedia. Nel primo atto si mostrano dialoganti (Bersani in campagna elettorale si era spinto a dire che il Pd, anche con il 51% dei voti, avrebbe chiamato tutti a concorrere al superamento della crisi e alla riscrittura delle regole). Nel secondo atto regalano la scena agli altri, in questo caso ai grillini, agendo in silenzio, dietro le quinte. Nel terzo atto irrompono e fanno l’asso pigliatutto, poltrone e strapuntini, sedie a dondolo e sdraio, fregandosene degli equilibri istituzionali e politici. Non c’è da meravigliarsi se al primo appuntamento importante della legislatura, il Pd e Sel abbiano messo le mani sulle presidenze di Camera e Senato, preparandosi a gustare il prossimo boccone prelibato, quello della presidenza della Repubblica, fondamentale nel caso andasse in frantumi il rapporto con l’ex comico. Che è già stato costretto a “giustificare” il primo tradimento agli elettori consumato dai suoi parlamentari col voto a briglie sciolte a Palazzo Madama. Boldrini e Grasso, sostituiti all’ultimo momento a Franceschini e alla Finocchiaro, sono solo una toppa a colori su un vestito già logoro. Anzi costituiscono essi stessi un ritorno ai tempi di Romano Prodi: oggi la Boldrini, ieri Bertinotti. Resta un elemento: una maggioranza di governo non c’era prima e non c’è neppure adesso. Bersani era ed è un leader dimezzato alla vigilia del fallimento definitivo. Se l’è costruito da solo, non rendendosi conto che non c’è alternativa, in questa legislatura, alla strada della responsabilità indicata dal Pdl e da Berlusconi. Speriamo che almeno Napolitano lo abbia capito. Per ora si è acquisita una sola certezza: la sinistra è sempre la stessa, cambiano le strategie ma gli obiettivi mai. E il battesimo dei grillini è stato quello di permettere alla sinistra di centrare i primi due obiettivi. La beffa è per chi ha votato Cinquestelle illudendosi di mandare un “vaffa” a tutti e si è ritrovato a eleggere chi ha appoggiato il Pd. Era tutto previsto, ma qualcuno non l’aveva capito e ora è costretto ad assistere allo spettacolo nelle ultime file. E a subire anche le pessime performance di quei debuttanti allo sbaraglio chiamati grillini.