La logica della sinistra: noi possiamo, “Yes we can”. Gli altri non possono (soprattutto se si chiamano Silvio)

L’Italia dei Bersani, dei Monti e dei Vendola è l’Italia dei non si può. Non puoi andare in tv in campagna elettorale (solo sinistra e centristi possono sedersi davanti alle telecamere) altrimenti il voto è falsato: i cittadini sono teledipendenti e si lasciano ipnotizzare come i ragazzini quando giocano alla playstation. Non puoi lanciare una proposta in campagna elettorale – non importa se sia una proposta choc o leggera – perché, se lo fai, ti danno del pifferaio e dell’imbonitore. Non puoi inviare una semplice lettera di propaganda, come si è sempre fatto da decenni, perché altrimenti ti accusano di voto di scambio e finisci indagato. Niente “caro elettore ti scrivo”. Non puoi nemmeno scendere in piazza per una manifestazione di partito, regolarmente autorizzata, si arrabbiano tutti, gli avversari e anche le toghe che mettono di nuovo becco in politica: «La manifestazione del 23 marzo è inaccettabile». Persino alcuni consiglieri del Csm intervengono: «Evocare la piazza contro i magistrati è agli antipodi della democrazia», dice il laico Glauco Giostra. «Ma perché – si è chiesto Maurizio Gasparri – il Csm non spende piuttosto dure parole contro quei pm scesi in politica? L’organo di autogoverno della magistratura avrebbe dovuto da tempo fermare lo scempio di chi il giorno prima veste la toga e il giorno dopo si schiera apertamente. Come dovremmo giudicare il loro operato?». Nessuna risposta, vale sempre la logica dei non si può, decisi solo da una parte. Da quella stessa parte che amava lo slogan di Obama, Yes we can. Perché c’è chi può e chi non può. La sinistra può. Gli altri no.