La lezione non gli è bastata, va in scena un altro tentativo di suicidio del centrosinistra

Stiamo assistendo all’ennesimo tentativo di suicidio politico di Bersani. Non gli è bastato partire in campagna elettorale con un vantaggio bulgaro e finire con uno “zero virgola” in più alla Camera e con la stangata emorragica al Senato. Non gli è bastata la perdita di consensi a ritmi impressionanti, dovuta alla totale assenza di contenuti nel confronto con gli altri candidati premier. Non gli è bastata la fotografia economica della stagione di Monti, che ci ha regalato otto milioni di poveri, tre milioni di disoccupati e mille aziende al giorno che hanno abbassato le saracinesche. Di fronte a tutto questo, che cos’ha tirato fuori il leader del Pd per “sposare” i Cinquestelle e per sanare l’Italia? Il conflitto di interesse e il falso in bilancio. Sì, proprio così, roba da non crederci. Come se il risultato di Berlusconi fosse dovuto alle apparizioni in tv (che per la par condicio sono uguali per tutti); come se prima della campagna elettorale il centrosinistra non avesse invaso tutti i programmi con la scusa delle primarie (ha avuto ore e ore di indisturbata presenza televisiva); come se non sapesse che la svolta per il Cav c’è stata con la grande performance al programma di Santoro e quindi non certo in un salotto “amico”. In mancanza di idee e per inseguire la logica del potere, Bersani non ha saputo dire altro, affetto da quell’antiberlusconismo che gli impedisce di parlare con il Pdl. Di contro, il centrodestra ha fatto sapere che come primi provvedimenti proporrà in aula l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e del redditometro.  Poi verrà la volta dei tagli alle imposte sul lavoro: Irpef e Irap, oltre alle defiscalizzazioni per le imprese che assumono giovani. Per Bersani sono cose dell’altro mondo, per gli italiani proposte serie. Perché le famiglie non si nutrono di conflitto di interesse. Anzi, per dirla tutta, se ne fregano del conflitto di interesse. Come hanno dimostrato alle elezioni.